Il blog delle forze di polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 30/04/2006 @ 23:20:16, in Carabinieri, linkato 1252 volte)
Stava controllando documenti ad un automobilista quando è sfrecciato un fuoristrada che lo ha preso in pieno facengli fare un volo di circa 25 metri. Identificato il pirata.



VERONA, 30 APRILE 2006 -
Stava controllando documenti ad un automobilista quando è sfrecciato un fuoristrada che lo ha preso in pieno facengli fare un volo di circa 25 metri.

Così è morto l'appuntato dei carabinieri di Villafanca (Verona) Ciro De Vita, 48 anni. Il fatto è avvenuto la notte scorsa alle 3,40 circa sulla statale che collega Verona a Lugagnano di Sona.

Ad investirlo è stato Alessandro Malerba, 24 anni di Verona. Il sospetto è che il giovane stesse guidando in stato di ebrezza. De Vita è stato investito mentre stava controllando i documenti al conducente di una Bmw, rimasto anche lui leggermente ferito.

L'appuntato era sposato e aveva due figli di 11 e 17 anni. Il 'pirata' della strada si è fermato 30 metri dopo l'impatto ed è stato identificato dal vice brigadiere Luca Bonora che con il collega stava effettuando un posto di blocco.
http://ilgiorno.quotidiano.net
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Di Admin (del 27/04/2006 @ 19:45:27, in Varie, linkato 3381 volte)


E' stata l'esplosione di una granata perforante a provocare oggi a Nassiriya quattro morti - tre militari italiani e un graduato rumeno - e almeno un ferito molto grave.
Questi i nomi dei tre militari italiani vittime dell' attentato oggi a Nassiriya: capitano dell' esercito Nicola Ciardelli, effettivo al 185/o Reggimento acquisizione obiettivi di Livorno; maresciallo Capo dei Carabinieri Franco Lattanzio, effettivo al Comando Provinciale Carabinieri di Chieti; maresciallo Capo dei Carabinieri Carlo De Trizio, effettivo al Comando Provinciale di Roma - Nucleo Radiomobile.
Il maresciallo Aiutante dei Carabinieri, Enrico Frassanito, effettivo al Comando Provinciale dei Carabinieri di Verona, trasferito dall'ospedale da campo italiano di Nassiriya nell'ospedale americano di Ari Fajat, a circa 150 km da Kuwayt City. E' ferito in modo grave. Presenta ustioni sul 40 per cento delle braccia e del viso ma non avrebbe riportato lesioni agli organi interni. Il militare è seguito costantemente da un maggior medico dell' esercito e da un maresciallo dei carabinieri.

RIVENDICAZIONE DELLE BRIGATE IMAM HUSSEIN
L'intelligence italiana ha individuato su Internet una rivendicazione dell'attentato di Nassiriya fatta dalle 'Brigate Imam Hussein'. La rivendicazione è stata rintracciata su un sito islamista ritenuto riconducibile al terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi. Lo stesso gruppo sarebbe composto da baathisti, che potrebbero essere seguaci deL leader di al Qaida in Iraq. L'autenticità del documento è al vaglio degli esperti.

Questa la ricostruzione ufficiale dell'accaduto fatta dallo Stato maggiore della Difesa. "Alle 8:50 ora locale (le 6.50 ora italiana), lungo una strada a sud ovest dell'abitato di An Nasiriyah, una pattuglia del Contingente italiano composta da quattro veicoli protetti del Reggimento carabinieri della MSU (Multinational Specialized Unit) con a bordo un Ufficiale dell' Esercito, 15 militari dell' Arma dei carabinieri ed un graduato della Polizia Militare rumena venivano coinvolti nell' esplosione di un ordigno posto al centro della carreggiata". Dei due militari italiani rimasti gravemente feriti e ricoverati nell'ospedale da campo italiano, uno e' poi morto per le ferite riportate. Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi e diverse pattuglie del Contingente italiano che, con l' ausilio della polizia locale, hanno provveduto a mettere in sicurezza l'area. Il convoglio - spiega il comunicato - si stava recando al PJOC (Provincial Joint Operation Centre, la sala operativa integrata delle Forze di sicurezza della Provincia) dove i militari coinvolti nell attacco avrebbero dovuto svolgere il loro regolare servizio per le consuete attività di coordinamento con le Forze di sicurezza locali nel controllo del territorio. Sono in corso accertamenti, condotti in stretto coordinamento con la polizia locale, intesi ad individuare gli eventuali responsabili.
Il mezzo colpito, in base alle prime ricostruzioni, ha subito esternamente danni limitati mentre l'interno è stato completamente distrutto dall'esplosione le cui fiamme hanno avvolto i militari che erano all'interno. IL MILITARE RUMENO MORTO AVEVA 28 ANNI
Il militare rumeno morto oggi insieme a tre italiani nell' attacco subito a Nassiriya era il caporale Hancu Bogdan e aveva 28 anni, secondo quanto fa sapere il ministero della Difesa rumeno. Bogdan faceva parte della Polizia militare rumena formata da 100 uomini e ospitata a Camp Mittica.

FORZE INTERNAZIONALI, LA ZONA SUD
Nel sud dell'Iraq, in cui si trova Nassiriya, dove opera il contingente italiano (2.600 uomini circa), il controllo della zona, che gravita intorno a Bassora, é affidato alle forze britanniche (circa 8.000 soldati). Tra i paesi che forniscono uomini e mezzi nella regione, abitata in prevalenza da sciiti, ci sono la Romania, il Giappone, la Danimarca e la Norvegia. Ai giapponesi sono affidate esclusivamente attività logistiche.

IL MILITARE RUMENO MORTO AVEVA 28 ANNI
Il militare rumeno morto oggi insieme a tre italiani nell' attacco subito a Nassiriya era il caporale Hancu Bogdan e aveva 28 anni, secondo quanto fa sapere il ministero della Difesa rumeno. Bogdan faceva parte della Polizia militare rumena formata da 100 uomini e ospitata a Camp Mittica.
http://www.ansa.it

Nassiriya, chi sono le vittime

Due marescialli e un capitano dei parà

Nell'attentato hanno perso la vita il capitano dell'Esercito Nicola Ciardelli, 34 anni, effettivo al 185esimo Reggimento Artiglieria Paracadutista di Livorno; il maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio, 38 anni (Comando di Chieti) e il maresciallo capo Carlo De Trizio 37, originario di Bisceglie (Comando di Roma). Il militare rumeno morto era il caporale Hancu Bogdan, 28 anni. Il maresciallo Enrico Frassinito, di Padova, è rimasto ferito.


29 I MILITARI CADUTI IN IRAQ
Con le tre vittime di oggi salgono a 29 i militari italiani caduti in Iraq. Sette i civili morti. L'Italia è il terzo Paese per numero di vittime dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo le cifre ufficiali del Pentagono, aggiornate al 25 aprile e citate dal sito online della Bbc, dall'inizio del conflitto a oggi il contingente americano ha perso 2.391 soldati; quello britannico 104. Al quarto posto l'Ucraina, che a dicembre ha ritirato il proprio contingente dopo aver perso 18 uomini.

Il totale delle vittime militari della coalizione internazionale in Iraq ammonta a 2.601 morti.



CHI SONO I TRE MORTI:

Franco Lattanzio
, 38 anni, maresciallo capo dei carabinieri, era giunto in Iraq il 3 dicembre scorso. Originario dell'Aquila, il sottufficiale dell'Arma era in servizio al comando provinciale di Chieti. Nel piccolo centro di Pacentro, in provincia dell'Aquila, dove Lattanzio era nato vivono un fratello e una sorella; un'altra sorella è emigrata in Canada. I genitori di Lattanzio morirono in un incidente stradale a Sulmona anni fa. Forse fu anche questa condizione a spingere il giovane ad entrare nell'Arma. Subito dopo gli studi aveva lavorato per qualche tempo come fabbro presso una bottega artigiana di Sulmona. Poi partì per il servizio militare scegliendo l'Arma dei Carabinieri dove decise di restare. Secondo notizie dei familiari, la salma del carabiniere potrebbe arrivare in paese martedì o mercoledì prossimi, ed essere tumulata nel cimitero di Pacentro, per volontà espressa dallo stesso Franco. In paese tutti lo ricordano con stima ed affetto. L'ex sindaco, Raffaele Santini, lo descrive come "un giovane molto serio ma anche abbastanza riservato". Franco Lattanzio si era diplomato in ragioneria.


Nicola Ciardelli, 34 anni, era capitano dell'esercito. Prestava servizio dal 1996 alla brigata Folgore di Livorno ed era in servizio presso il 185mo battaglione dei paracadutisti, reggimento acquisizione obiettivi. Il militare, nato a Pisa dove viveva insieme alla sua famiglia e dove risiedono i genitori e le due sorelle, lascia la moglie e un bambino di pochi mesi. Per lui questa era la seconda missione in Iraq: era partito il 27 febbraio scorso e sarebbe dovuto rientrare in Italia alla fine di giugno. Nella sua attuale missione era ufficiale di collegamento fra il comando italiano e la sala operativa della prefettura di Nassiriya, costituita esclusivamente da personale iracheno, militare e di polizia. Aveva sposato Giovanna Netta, originaria di Avellino, e Nicolò era nato nel febbraio scorso: pochi giorni dopo il capitano era partito per la missione di pace in Iraq. Ciardelli aveva frequentato il 173mo corso dell'Accademia di Modena e il 131mo corso di Stato maggiore classificandosi 140 su 145 ufficiali che lo avevano frequentato. Laureato in Scienze strategiche, era considerato dai suoi colleghi un militare esperto, con alle spalle corsi di paracadutismo, di pattugliatore scelto, di acquisitore di obiettivi, di alpinismo e di istruttore-ranger. In 15 anni di servizio Ciardelli ha partecipato a molte missioni: nel '99 era stato in Bosnia, nel 2002 in Kosovo, nel 2003 in Afghanistan, nel 2004 la prima volta in Iraq.


Carlo De Trizio, 37 anni, era maresciallo capo dei carabinieri, effettivo nel nucleo radiomobile di Roma. Originario di Bisceglie, in provincia di Bari, si trovava in Iraq da soli 13 giorni: era giunto a Nassiriya il 14 aprile scorso. De Trizio era entrato nell'Arma dopo le scuole superiori. La sua carriera militare è stata svolta prevalentemente fuori dalla Puglia e a Bisceglie, a cui era molto affezionato, tornava sempre per le ferie, per le vacanze e per i giorni di festa. Il giovane lascia padre, direttore delle Poste in un Comune limitrofo a Bisceglie, madre e fratello.


IL FERITO:
Enrico Frassinito, 41 anni, maresciallo dei carabinieri è rimasto ferito nell'attacco. Nato nel Padovano ma residente a Sommacampagna, in provincia di Verona, era partito per l'Iraq circa un mese fa. Il militare, figlio dell'ex comandante della stazione dei carabinieri della città scaligera, parla correntemente la lingua araba ed è stato nella squadra antidroga dell'Arma a Roma. A Verona è responsabile dell'aliquota notifiche. Il sottufficiale è separato dalla moglie. Si trova nell'ospedale statunitense di Ari' Fajat, a circa 150 chilometri da Nassiriya. Secondo quanti lo conoscono, è un ragazzo molto in gamba, preparato, meticoloso. "A pregare per lui c'è tutta Verona", ha assicurato il sindaco Paolo Zanotto, esprimendo il dolore della città per tutte le famiglie dei militari così duramente colpite.

LE REAZIONI DEI FAMILIARI
"Non volevo che partisse - racconta all'Ansa Tonino Lattanzio, il fratello di Franco - perché la nostra famiglia era stata colpita da una tragedia: mio padre e mia madre morirono 14 anni fa insieme in un incidente stradale. Tornavano dalla campagna e io avevo un cattivo presentimento. Ma Franco rispose che si trattava di una missione di pace. Una missione di pace - ripete con gli occhi lucidi per il pianto - dove ha trovato la morte". Tonino Lattanzio ha appreso la notizia della morte del fratello alle 8.30 di stamane dai Carabinieri di Sulmona che lo hanno raggiunto alla sua macelleria. "Quando li ho visti ho capito che era accaduto qualcosa di grave. Loro hanno cercato di rassicurarmi dicendomi che Franco aveva avuto un incidente, che era grave e che occorreva ancora verificare l'entità del fatto. Se è morto, ho chiesto, ditemelo subito. Sono andati via per tornare un quarto d'ora dopo, chiedendomi di seguirli in caserma. Mi hanno portato in una stanza dove ho trovato colonnelli, capitani e tanti altri carabinieri, e lì mi hanno detto che mio fratello era morto". Franco Lattanzio aveva quattro sorelle e un fratello. Due sono emigranti, in Australi e e negli Usa, la terza vive a Pacentro nella casa dei genitori, dove viveva anche lui quando da Chieti tornava nel suo paese. La quarta vive alla periferia di Sulmona. Altre due sorelle morirono molto piccole: una a nove anni e l'altra pochi mesi dopo la nascita. "Doveva tornare il 10 di maggio - ricorda ancora Tonino -. Mi ha telefonato domenica scorsa dicendomi che avremmo fatto una festa per il suo ritorno e che avrei dovuto preparare arrosticini e salsicce. Non mi ha lasciato il tempo di farlo". Prima del trasferimento al Nucleo operativo del reparto operativo del Comando provinciale di Chieti, il maresciallo capo aveva prestato servizio nella caserma di Castel di Sangro. "Voleva acquistare una casa in paese e gli servivano 30mila euro - prosegue il fratello - per questo ha deciso di chiedere di partecipare alla missione di pace in Iraq. Per scoraggiarlo gli ho detto che glieli avrei dati io, ma lui non ne ha voluto sapere ed è voluto partire lo stesso".

"Sono orgogliosa di mio figlio". E' quanto ha detto, secondo le parole riportate da un'amica di famiglia, la madre del capitano Nicola Ciardelli, morto oggi nell'attentato a Nassiriya. La donna ha lasciato l'abitazione dove vive, in via Fermi a Pisa, per andare a raggiungere una delle due figlie, ricoverata in ospedale dopo aver partorito nei giorni scorsi. L'appartamento della madre di Ciardelli è stato meta di un mesto pellegrinaggio di parenti e amici. La donna ha continuato a ricevere visite mantenendo la forza di rispondere a tutti e continuando a ripetere "sono orgogliosa di mio figlio", come ha raccontato un'amica di famiglia uscendo dalla casa. Intanto Stefano Ciardelli, il padre del capitano della Folgore che ha perso la vita insieme nell'attentato a Nassiriya, si è recato ad Avellino dove ha incontrato la nuora, Giovanna Netta, 32 anni, e il nipotino di due mesi e mezzo, Nicolò. Il padre dell'ufficiale italiano non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti prima di ripartire nel primo pomeriggio per Pisa, città nella quale risiedevano Nicola Ciardelli e sua moglie dopo il matrimonio celebrato nell'ottobre del 2004 ad Avellino. Nell'abitazione al quinto piano di via Romagnoli, Stefano Ciardelli si è appartato per non farsi vedere in lacrime da Giovanna che ha poi cercato di confortare. "Dobbiamo farci forza", le ha detto.

"Amava profondamente il suo lavoro, l'Arma dei carabinieri, la sua missione in Iraq. Una missione di pace che lo ha coinvolto tanto, al punto da aver studiato l'arabo, per poterla rendere più proficua, per portare la pace. E invece ha trovato la morte". E' Nicola De Trizio, padre di Carlo, il maresciallo capo dei carabinieri morto a Nassiriya, a parlare di suo figlio, a raccontare che cosa significava per lui la missione in Iraq. La casa del militare ucciso, a Bisceglie, è piena di gente, di parenti e amici che si sono stretti attorno al padre, alla madre e al fratello di Carlo; e ci sono anche numerose autorità. Il dolore dei genitori e del fratello è enorme. Soprattutto la madre parla a fatica. Dopo aver appreso della tragedia, ha avuto un malore tanto che è dovuta intervenire un'ambulanza del 118 per assisterla. E' soprattutto il padre, direttore dell'Ufficio postale di Spinazzola, a raccontare di Carlo e di quanto vivesse con passione questa sua esperienza in Iraq. Lo fa con l'immenso dolore che può provare un padre per la morte del proprio figlio, ma anche con una punta di orgoglio. "Aveva deciso di partire - ricorda - perché voleva fare qualcosa di importante per quella popolazione. E noi benché preoccupati non ci eravamo opposti, perché avevamo capito con quale spirito intendeva svolgerla".
http://www.tgcom.it



07/05/2006 Muore anche il Maresciallo ferito a Nassiriya

Il militare era rientrato a Verona nel pomeriggio, era l'unico superstite dell'attentato del 27 aprileVERONA - Non ce l'ha fatta il maresciallo dei carabinieri Enrico Frassanito, il superstite della strage di Nassiriya. Il militare è morto nel tardo pomeriggio di domenica a Verona, dopo il suo arrivo da Kuwait City dove era ricoverato dopo l'attentato del 27 aprile.
A dieci giorni dall'attentato, è stata la volta del maresciallo aiutante dei carabinieri Enrico Frassanito, 41 anni, veneto. Nello scoppio aveva


riportato ustioni sul 40% del corpo e seri problemi respiratori. Anche vista la gravità delle sue condizioni era stato ricoverato nell'ospedale di Kuwait city e proprio domenica era stato trasportato all' ospedale di Verona, la sua città. È stato uno choc settico irreversibile a provocargli la morte nell'ospedale «Borgo Trento» di Verona. Uno choc settico intervenuto mentre era in corso il trasferimento in aereo da Kuwait City a Verona. Il decesso è avvenuto alle 17,35 nel reparto di rianimazione del nosocomio veronese. Il trasferimento da Kuwait City a Verona - spiega un comunicato ufficiale della direzione sanitaria del nosocomio del capoluogo scaligero - era stato deciso dall'equipe medica giunta dall'Italia nella città kuwaitiana, «in accordo con i medici locali che avevano espresso parere favorevole». Le condizioni cliniche - aggiunge il comunicato ufficiale - «erano critiche con la prognosi riservata ma stabilizzate da 48 ore». Poi «il quadro clinico delle infezioni già presenti si è però improvvisamente aggravato assumendo le caratteristiche di uno choc settico irreversibile».
Il presidente Ciampi ha espresso «profonda tristezza» per la morte del carabiniere. Cordoglio e tristezza sono stati espressi anche da Prodi e Fini.
fonte: www.corriere.it

 

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Di Admin (del 26/04/2006 @ 21:41:57, in Carabinieri, linkato 1415 volte)

(AGE) ROMA - Trapela solo oggi la Circolare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri che dà un colpo di spugna ai rimborsi spese esistenti da oltre 50 anni, per tutti i Carabinieri, e Militari che in servizio attivo hanno subito una infermità o una lesione proprio a causa del proprio servizio Istituzionale. E' l'Unac, associazione senza fini di lucro, ad evidenziare tale situazione. Nei tagli infatti dell’ultima Finanziaria, il Governo uscente , probabilmente nella previsione della sconfitta elettorale, aveva già preannunciato “vendetta” contro il Comparto Sicurezza sezione militare (carabinieri e militari) che negli ultimi tempi avevano evidenziato con manifestazioni varie, tutte le inattuate promesse della Campagna Elettorale del 2001. Dopo il taglio del riscaldamento, della benzina per le auto di servizio, degli alloggi di servizio, del personale, dei mezzi , del vestiario, della cancelleria, oggi - sottolinea l'associazione - arriva anche il taglio per le cure per quei carabinieri e militari che a causa del proprio servizio, hanno subito una lesione ed una infermità. «Tra questi all’indomani del 25 Aprile - conclude l'Unac - vogliamo ricordare per esempio, tutti i feriti delle Missioni Estere ivi compresa l’Iraq, i cui malcapitati oggi devono pagarsi le cure mediche». (AGE)

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Di Admin (del 18/04/2006 @ 14:08:07, in Polizia, linkato 811 volte)

(AGE) NAPOLI - A Napoli gli “angeli del sorriso” che accoglievano gli stranieri per strada durante le vacanze di Natale, non ci sono più e con le prime feste i turisti tornano a rivivere l’incubo delle rapine e degli scippi mentre girano per la città. Nella breve vacanza di Pasqua, infatti, anche nel cuore del centro storico di Napoli, si sono registrati nuovi scippi e rapine ai danni dei turisti stranieri con gravi conseguenze per questi poveri malcapitati. Insomma, dopo solo poche settimane di affluenza, i turisti sono tornati a essere il bersaglio più facile da colpire per le strade di Napoli. A questo punto, l’associazione Telefono Blu, già protagonista di svariate iniziative per la tutela dei turisti su tutto il territorio nazionale, rilancia il proprio progetto per l’istituzione della Polizia Turistica a Napoli. La proposta, che consiste nella istituzione di una “specifica polizia” capace di migliorare l’accoglienza ma anche l’assistenza dei visitatori che “sbarcano” a Napoli, ha l’ambizione di “sommarsi” alla attività già svolta dalle Forze dell’Ordine con un corpo di “giovani e qualificati operatori” impegnati per lo stesso obiettivo. Secondo il delegato regionale del Telefono Blu, Antonio Pariante, infatti “è arrivata l’ora di passare dalle parole ai fatti e di organizzare subito una Polizia Turistica capace di assistere al meglio possibile i visitatori della città”. Per la realizzazione di questo progetto Telefono Blu suggerisce di seguire l’esempio della città di Lecce ma nel frattempo chiede alla regione Campania di fronteggiare il problema prevedendo anche l’impiego della polizia privata a questo scopo. (AGE)

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Di Admin (del 18/04/2006 @ 13:59:31, in Corpo Forestale, linkato 732 volte)


E' in corso dalle prime ore di questa mattina una vasta operazione denominata 'Pascoli Milionari' del Corpo Forestale dello Stato, che vede oltre 300 forestali di varie regioni impegnati nell' esecuzione di arresti e perquisizioni nell'ambito del contrasto alle frodi nel settore degli aiuti al comparto zootecnico. L'intervento del CfS, secondo quanto riferisce un comunicato, vede come teatro sei regioni: Trentino Alto-Adige, Veneto, Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio e Campania. I forestali, coordinati dal Nucleo Investigativo Centrale di Roma sono impegnati dall' alba nella vasta operazione, che riguarda appunto il contrasto delle frodi in danno dello Stato e della Comunità Europea nel settore degli aiuti al comparto zootecnico, e stanno procedendo in queste ore a dare esecuzione a decine di arresti e perquisizioni. Il blitz, viene spiegato, giunge al termine di un' indagine che è durata 15 mesi e con la quale i Forestali ritengono di aver sgominato una presunta "associazione a delinquere" che negli anni 2003/2004, secondo gli investigatori, avrebbe indebitamente percepito contributi per circa 4.500.000 euro. I particolari dell' operazione saranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Roma alle ore 12, nell' Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato Via Carducci, 5 Sala 'Parlamentino'.

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Di Admin (del 17/04/2006 @ 10:37:14, in Corpo Forestale, linkato 610 volte)


Dal 27 al 30 aprile il Corpo Forestale dello Stato aprirà 40 delle 130 Riserve naturali che gestisce in tutta Italia, in occasione della Giornata delle Oasi e delle Riserve naturali organizzata in collaborazione con il WWF. Negli stessi giorni il WWF a sua volta aprirà le porte di oltre 100 Oasi, portando così a 140 il numero delle aree per la difesa della biodiversità visitabili

liberamente. Un’occasione da non perdere per entrare con la guida dei Forestali e dei volontari dell’Associazione nel cuore degli ecosistemi fondamentali per la conservazione dell’ambiente e delle specie animali e vegetali più rare d’Italia.

Dal 27 al 29 aprile le visite saranno riservate alle scuole primarie e secondarie che potranno compiere gratuitamente le visite in compagnia degli esperti. Per prenotare le visite (prenotazione obbligatoria) è sufficiente compilare un modulo e contattare l’Ufficio Terititoriale per la Biodiversità della Riserva Naturale prescelta.

Domenica 30 Aprile, ricorrenza della Giornata delle Oasi e delle Riserve naturali, l’invito sarà, invece, esteso a tutti.

PER SAPERNE DI PIU' COLLEGATI QUI

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Di Admin (del 16/04/2006 @ 17:22:37, in Polizia, linkato 949 volte)


(AGE) PALERMO - Nel pannolone per l'incontinenza che il capomafia utilizzava per via dell'operazione alla prostata, il boss nascondeva banconote per mille euro. In una della cinque bibbie, forse l'unica che consultava, sottolineava versetti e cerchiava numeri e frasi, mentre gli altri volumi sembrano ancora intonsi. Nel cassetto del tavolo su cui era sistemata la macchina per scrivere conservava articoli di giornali ritagliati con un bisturi. Sono alcuni particolari che emergono sulle abitudini di Bernardo Provenzano dopo la perquisizione della polizia scientifica nel suo covo. Nella masseria sono stati trovate decine di "pizzini" che il padrino riceveva dai gregari. Sono lettere recenti, che risalgono alla fine di marzo. La "corrispondenza di Cosa nostra" ha subito ritardi da quando, nel gennaio 2005 i carabinieri e la polizia hanno azzerato la rete di protezione del latitante. I "pizzini" adesso sarebbero arrivati a destinazione anche dopo due settimane, rispetto ai pochi giorni di alcuni anni fa. Dalle lettere ritrovate emerge che il padrino e' molto legato alla televisione, e' un assiduo telespettatore: quando la piccola tv che gli e' stata trovata nel covo si e' rotta ha cercato di ottenerne subito un'altra. E ha costretto, domenica scorsa, il pastore Giovanni Marino, proprietario della masseria a sistemare una piccola antenna sul tetto. Quasi ogni giorno Provenzano leggeva due quotidiani e un mensile sulla mafia dai quali ritagliava articoli e titoli che inseriva fra le pagine della bibbia. Nelle lettere scoperte nell' "ufficio" del boss ci sono spunti investigativi che riguardano la gestione di appalti e le estorsioni, e che mostrano i piccoli contrasti che vedono protagonisti proprietari terrieri per questioni di confine. I litiganti richiedevano l'intervento dello "zio". Dall'analisi di alcuni "pizzini" gli investigatori ipotizzano che il boss stava per lasciare il casolare di contrada Montagna dei cavalli. Il covo, infatti, non si puo' definire come una residenza definitiva per via dello scarno arredamento e della mancanza di abiti. Nelle missive i nomi sono sostituiti da numeri e gli investigatori sono alla ricerca di una leggenda, un foglio sul quale potrebbe essere riportato l'elenco dei nominativi "coperti" dal boss. E' possibile che Provenzano questo elenco non l' abbia mai scritto e lo ricordi a memoria. Ma, si chiedono gli investigatori, i gregari e i destinatari delle missive come facevano a capire a decriptare il codice? Il materiale raccolto nel covo di Provenzano sta gia' offrendo decine di nuovi spunti investigativi che riguardano persone che non erano mai state sfiorate dalle indagini giudiziarie. In altri casi si vanno a rafforzare le accuse di imputati. (AGE)

intervista a Giuseppe Ayala

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Di Admin (del 10/04/2006 @ 00:14:11, in Carabinieri, linkato 1282 volte)


I carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere agli ordini del capitano Rosciano hanno arrestato ieri nella città del foro il sammaritano Francesco Antonio De Siena. L'uomo, si era recato nel seggio elettorale n. 11 ubicato nell'Itc di via Santagata per le operazioni preelettorali in quanto scelto come scrutatore. I carabinieri non l'hanno trovato a casa e così l'hanno preso nel seggio. In particolare l'uomo deve scontare 1 anno e 9 mesi di pena definitiva per ricettazione di assegni rubati. Oggi in invece i carabinieri di Marcianise hanno arrestato un tossico che estorceva soldi alla madre, picchiandola, non ottenendo i soldi per la droga. L'arrestato si chiama Gaetano Esposito ed ha 27 anni.

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Di Admin (del 10/04/2006 @ 00:03:48, in Polizia, linkato 1592 volte)

Il Sindaco Angeloni annuncia battaglia contro la decisione
Quella che nei giorni scorsi era circolata come notizia ancora da verificare è ora purtroppo concreta realtà: il Dipartimento di P.S. del Ministero dell’Interno ha avviato la procedura che porterà entro il corso del 2006 alla chiusura della Scuola di Polizia di Senigallia. A confermarlo è stata un’ampia delegazione del S.I.U.L.P. (il Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori di Polizia) della Provincia e della Regione Marche, che ha incontrato questa mattina (venerdì 7 ndr) il Sindaco di Senigallia presso la Residenza Municipale per esprimere tutta la sua preoccupazione per questa sorprendente decisione.
"La Scuola di Polizia di Senigallia – ha dichiarato il Sindaco, Luana Angeloni – è una struttura di formazione del personale estremamente qualificata e ormai radicata nel nostro territorio, tanto da poter essere considerata senza tema di smentita un vero patrimonio della città. Nel corso degli ultimi anni molto è stato fatto per avviare relazioni e collaborazioni di grande rilievo, non soltanto nell’ambito locale ma anche con istituzioni internazionali. Non va poi dimenticato che ingenti fondi pubblici sono stati spesi di recente per la ristrutturazione e l’adeguamento di alcune parti del complesso, che occupa tra l’altro una posizione strategica nell’ambito del nostro Paese, essendo appunto l’unica scuola del centro Italia. Tutti questi elementi rendono chiaramente inconcepibile la scelta di procedere alla chiusura e confermano a qual punto sia irresponsabile la logica con cui l’amministrazione statale continua a svendere i suoi beni per ripianare il debito pubblico."
La delegazione provinciale e regionale del S.I.U.L.P. ha rappresentato i timori delle circa 140 persone – tra appartenenti al Corpo di Polizia e civili di supporto – impiegate nella scuola allievi agenti di Senigallia, trovando nel Sindaco la massima disponibilità a battersi per la difesa della Scuola: "Posso assicurare che faremo di tutto – ha dichiarato Luana Angeloni – per salvaguardare la struttura senigalliese, cercando di sviluppare fin dalla prossima settimana iniziative che coinvolgano ad ampio raggio tutte le forze politiche e sociali della città. L’impegno dell’Amministrazione sarà assoluto, in considerazione delle varie esigenze da difendere: l’occupazione del personale che lavora nella scuola, la necessità di mantenere alto il livello di sicurezza in ambito cittadino, ma anche le positive ricadute economiche e turistiche generate dalla costante presenza a Senigallia di tanti allievi agenti."
fonte:comune di senigallia
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