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Di Admin (del 21/06/2006 @ 13:51:42, in Polizia, linkato 7153 volte)
PALERMO - Agenti della polizia di Stato hanno eseguito 45 arresti su ordine dei pm della Dda di Palermo. Altri sette sono ricercati. Il pool di magistrati guidati dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ha disposto il fermo dei componenti delle cosche che da alcuni anni sono al vertice delle famiglie mafiose del capoluogo siciliano. Sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione.

ECCO L'ELENCO DEI 16 CAPIMAFIA
Secondo gli inquirenti, a capo della famiglia di Corso Calatafimi c'era Filippo Annatelli; a Rocca Mezzo Monreale, Pietro Badagliacca; a San Lorenzo, Girolamo Biondino; Torretta, Vincenzo Brusca e Calogero Caruso; Borgo Molara, Giuseppe Cappello; Partanna Mondello, Salvatore Davì; Carini, Vincenzo Pipitone e Antonino Di Maggio; Acquasanta, Antonino Pipitone e Vincenzo Di Maio; Porta Nuova, Salvatore Gioeli; Altarello, Rosario Inzerillo; Pagliarelli, Michele Oliveri; Palermo Centro, Salvatore Pispicia; Uditore, Gaetano Sansone. Per tutti è stato emesso un provvedimento di fermo da parte della procura. Gli investigatori hanno identificato anche coloro che, di fatto, hanno svolto e in alcuni casi svolgono, un ruolo direttivo: per il mandamento di Boccadifalco Vincenzo e Giovanni Marcianò; alla Noce, Pietro Di Napoli; a Brancaccio, Giuseppe Savoca; a Porta Nuova, Nicolò Ingarao. Al vertice di questa struttura, secondo l'accusa, vi erano Antonino Rotolo, Antonino Cinà e Francesco Bonura.

Dall'indagine condotta dalla squadra mobile emerge la nuova mappa della mafia che ha messo le mani sulla città. Gli arresti disposti dai pm hanno "decapitato gli attuali capi di Cosa nostra" che erano in contatto, attraverso i "pizzini", con Bernardo Provenzano. I boss progettavano attentati e omicidi e ordinavano estorsioni a imprese e grosse attività commerciali. L'inchiesta, che ha pure portato a decrittare i "pizzini" trovati nel covo di Provenzano dopo il suo arresto, e scoprire l'identità di alcuni favoreggiatori i cui nomi erano nascosti da numeri, è coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dai pm Maurizio De Lucia, Michele Prestipino, Roberta Buzzolani, Nino Di Matteo e Domenico Gozzo, e si basa in gran parte su intercettazioni effettuate per due anni in un box in lamiera in cui si svolgevano i summit dei capimafia, che si trova nei pressi di viale Michelangelo, alla periferia della città.

Tra i 52 fermi disposti dalla Dda vi sono anche 16 indagati accusati di essere gli attuali capi delle famiglie mafiose di Palermo, tre dei quali sono considerati in posizione "sovraordinata" rispetto agli altri. Una sorta di direttorio ristretto di Cosa nostra di cui faceva parte, secondo l'accusa, Antonino Rotolo, 60 anni, indicato a capo del mandamento mafioso di Pagliarelli, che partecipava ai summit nonostante fosse agli arresti domiciliari. L'uomo, bloccato stamani dagli agenti della Mobile, era stato condannato all'ergastolo per una serie di omicidi, ma aveva ottenuto alcuni anni fa la detenzione in casa per via di problemi di salute. Del direttorio avrebbe fatto parte anche il dottore Antonino Cinà, di 61 anni, che in passato è stato il medico di Totò Riina ed ha già scontato una condanna per associazione mafiosa. Il terzo boss a sovrintendere sugli altri 16 sarebbe Francesco Bonura, di 64 anni, indicato come il capomafia di Uditore. Tutti e tre sono stati arrestati stamani su ordine del procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone a capo del pool formato dai pm De Lucia, Prestipino, Buzzolani, Di Matteo e Gozzo. Le conversazioni fra Cinà, Bonura e Rotolo registrate dalla polizia nel box in cui si svolgevano i summit, sono la colonna portante dell'inchiesta. In questo luogo segreto, che si trova a una decina di metri dalla villa di Rotolo, venivano ricevuti i vari rappresentanti delle famiglie mafiose per affrontare problemi e discutere le strategie criminali. Sono stati gli stessi boss, a loro insaputa, a rivelare segreti e nomi di persone insospettabili che sono affiliati alle varie famiglie della città. Sono così emersi nuovi elementi di spicco di Cosa nostra, nuovi punti di riferimento delle varie zone. Gran parte dei quali sono stati arrestati stamani. Le intercettazioni confermano ancora una volta che Bernardo Provenzano, fino al giorno del suo arresto, avvenuto l'11 aprile scorso, era il "capo supremo di Cosa nostra".

GRASSO, DA INTERCETTAZIONI DURO COLPO A COSA NOSTRA
"Grazie alle tecnologie più avanzate è stato possibile acquisire un numero impressionante di conversazioni ambientali che per il livello degli interlocutori e per gli argomenti trattati ha ben pochi precedenti per la comprensione ed il contrasto a Cosa nostra". Così Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, commenta l'operazione della polizia che stamani ha portato al fermo di decine di persone disposto dai pm della Dda di Palermo. "L'indagine - rivela il capo della Dna - conferma ancora il ruolo di vertice di Bernardo Provenzano, punto di riferimento e di equilibrio in una situazione magmatica, sempre pronta ad esplodere". "Queste conversazioni - aggiunge Grasso - hanno consentito di tracciare l'attuale organigramma dell'associazione mafiosa palermitana; ma anche i rapporti tra le sue diverse articolazioni e i loro esponenti di vertice, mostrando un divenire assai complesso ed estremamente fluido di alleanze, di contrasti e di contrapposizioni". Il procuratore antimafia sottolinea che: "Sono stati arrestati i reggenti di 13 famiglie mafiose e di sei mandamenti". "La caratteristica particolare - precisa Grasso - é che questi capimafia arrestati sono stati in passato quasi tutti condannati per mafia ed hanno già scontato la pena. Una volta pagato il loro debito con la giustizia, sono però ritornati a delinquere, prendendo in mano le redini delle cosche". Grasso conclude elogiando le forze dell'ordine: "Grazie alla genialità investigativa, alla grande professionalità e all'estremo spirito di sacrificio degli uomini della sezione criminalità organizzazta della squadra mobile di Palermo, coadiuvati dal servizio centrale operativo e dalla sezione catturandi della Mobile, si è arrivati a scoprire gli attuali retroscena di Cosa nostra palermitana".

INTERCETTAZIONI BOSS SVELANO I SEGRETI DEI PIZZINI
Le intercettazioni effettuate per due anni nel box in lamiera in cui i capimafia effettuavano i summit hanno contribuito a decrittare i "pizzini" trovati nel covo di Bernardo Provenzano. In molte lettere esaminate dai pm e dalla polizia, sono stati trovati tanti punti che corrispondono alle conversazioni registrate dagli investigatori. In alcuni casi sono stati gli stessi boss, in particolare Nino Rotolo, a svelare inconsapevolmente alle microspie il numero con il quale si identificava nelle lettere che inviava a Provenzano. Emerge così che Rotolo era il numero 25, mentre il medico Antonino Cinà il "164" e Pietro Badagliacca, arrestato anche lui stamani, il numero "64". Con il "30" e il "31" venivano contraddistinti i boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Gli inquirenti hanno identificato anche altri numeri che sono inseriti nei "pizzini". Dalle intercettazioni emerge che Bernardo Provenzano, fino al giorno del suo arresto, avvenuto l'11 aprile scorso, era il "capo supremo di Cosa nostra", il punto di equilibrio tra tutte le sue varie componenti ed il riferimento essenziale attraverso il quale passavano tutte le decisioni sulle questioni di interesse generale o, comunque, di maggior rilievo.

DA INCHIESTA CONTATTI FRA BOSS E POLITICA
"Sono stati acquisiti elementi significativi sui rapporti degli esponenti di vertice dell' organizzazione, in particolare Antonino Rotolo, Antonino Cinà e Francesco Bonura, con esponenti del mondo politico". Lo scrivono i pm nel provvedimento con il quale è stato disposto stamani il fermo di decine di persone per associazione mafiosa e estorsione nell'ambito dell'operazione della polizia denominata "Gotha". Secondo i magistrati, sono stati raccolti elementi che proverebbero "il perseguimento di una strategia" da parte di Cosa nostra, "volta non solo - si legge nel fermo - ad appoggiare nelle competizioni elettorali candidati ritenuti di assoluta fiducia ma ad ottenere anche l'inserimento nelle liste dei candidati di persone ancora più affidabili perché legati agli stessi 'uomini d'onoré da vincoli di parentela o da rapporti ritenuti di uguale valore". Dall'inchiesta emerge che i boss arrestati avevano già trovato gli uomini da inserire nelle liste elettorali di due partiti che fanno parte della Cdl, che dovranno concorrere per le elezioni amministrative di Palermo del prossimo anno.

LUMIA, SCONGIURATA GUERRA IN COSA NOSTRA
"Con questa operazione la Polizia e la DDA di Palermo hanno scongiurato l'apertura di una vera e propria guerra all'interno di Cosa Nostra. Sono stati svelati i nuovi equilibri che si stavano costruendo nelle cosche e come gli uomini più vicini a Provenzano volessero eliminare le famiglie concorrenti". Lo dice il deputato dell' Ulivo, Giuseppe Lumia, commentando gli arresti a Palermo. "Emerge - aggiunge - con forza la figura di Antonino Rotolo che sembra essere la persona sulla quale Provenzano contasse di più. Quello che preoccupa è che malgrado i tanti arresti subiti e le tante relazioni interrotte con la politica e l'economia gli uomini di Cosa Nostra avessero già trovato nuove disponibilità sia per infiltrarsi nelle istituzioni sia per inquinare l'economia. Questo dimostra che l'azione repressiva è solo un tassello, seppure il più importante, della lotta contro la mafia". "Se Cosa Nostra - aggiunge - continua a trovare pezzi delle istituzioni e dell'economia disponibili a fare affari ed a garantire la continuità non si potrà sconfiggere, perché nuovi boss si affacceranno sulla scena. Questo è il compito della politica, dei partiti, delle realtà economiche trasparenti: creare strumenti al proprio interno e nelle leggi che aiutino a chiudere la porta alla mafia".
fonte:www.ansa.it
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Di Admin (del 14/06/2006 @ 14:06:00, in Varie, linkato 9233 volte)


ENTRO l'estate, il «Tutor» — il sistema di controllo della velocità media sviluppato da Autostrade per l'Italia e gestito dalla polizia stradale — verrà esteso alla A14, tra Pescara e Cerignola in entrambe le direzioni (210 km) e sull'A26 in direzione sud tra Ovada e la diramazione A26/A27 (30 km). È uno dei punti concordati nell'ultima riunione della Consulta per la sicurezza, istituita da Autostrade per l'Italia in collaborazione con Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Queste le altre iniziative presentate. Pannelli a messaggio variabile - Da venerdì prossimo, su richiesta delle associazioni dei consumatori, verrà esposto sui pannelli a messaggio variabile del tratto Roma-Napoli un messaggio che scandirà, come monito, il numero dei morti registrato da inizio anno su quel tratto di strada, accompagnato da un invito a guidare con prudenza. Sicurezza stradale - Realizzato in collaborazione con Anas, Polizia Stradale e associazioni dei consumatori, verrà distribuito a breve in circa 5 milioni di copie attraverso settimanali e riviste di settore. L'obiettivo è quello di sfatare i luoghi comuni che spesso orientano in modo errato i comportamenti di guida e di rendere gli automobilisti consapevoli su quelli che sono gli errori più frequenti e i reali pericoli al volante.
http://www.iltempo.it

Sicurezza sulle autostrade: scende in campo "Tutor"

Si chiama Tutor il nuovo sistema permanente di rilevamento automatico della velocità media che renderà più sicuri i nostri spostamenti in autostrada.

Ideato, progettato e realizzato da Autostrade per l'Italia S.p.A. e dato in gestione alla Polizia Stradale, Tutor è composto di sensori e telecamere in grado di monitorare la totalità del traffico che transita in un tratto autostradale, di lunghezza variabile tra 10 e 25 Km, nelle più avverse condizioni atmosferiche (pioggia, nebbia, ecc.), che normalmente rendono difficoltoso l'uso delle apparecchiature mobili.

Dal 23 dicembre 2005 il sistema è operativo su 4 tratti autostradali segnalati da appositi cartelli: sulla A4 Milano - Brescia (nei tratti tra Grumello e Seriate in direzione Venezia e tra Ospitaletto e Rovato in direzione Milano); sulla A13 Bologna - Padova (tra Occhiobello e Ferrara nord) e sulla A14 Adriatica (tra Forlì e Cesena nord). Entro il 2006, però, è prevista l'installazione di ulteriori 50 punti di rilevamento della velocità media in altrettante tratte individuate in base al numero d'incidenti verificatisi.



Primo sistema in Italia ad aver ottenuto l'omologazione dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dopo l'entrata in vigore della norma che ha consentito il controllo ed il sanzionamento automatico delle violazioni dei limiti di velocità, Tutor vuole essere un deterrente per chi spinge troppo sull'acceleratore per lunghi tratti mettendo così a rischio la vita propria e degli altri. La velocità è infatti la causa di oltre il 60 per cento degli incidenti mortali sulla rete autostradale.

"Ci auguriamo che il sistema possa contribuire a ridurre ulteriormente il tasso di mortalità sulla nostra rete, che si è già dimezzato negli ultimi 5 anni grazie al forte impegno di Autostrade per l'Italia S.p.A. sul fronte della sicurezza" ha detto Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società, nel corso della presentazione del nuovo rilevatore.

Tutor è stato progettato e realizzato nel rispetto delle più severe norme sulla tutela della privacy e sicurezza informatica. Il sistema, infatti, elimina immediatamente i dati relativi ai veicoli che hanno rispettato i limiti di velocità. Ogni stazione di rilevamento è composta di due sezioni, di start e di stop, che misurano la velocità media di ogni veicolo e ne rilevano contemporaneamente anche ora di transito, targa e tipo. Un sistema informatico centrale effettua poi gli abbinamenti e calcola la velocità media di ogni veicolo. Per quelli che superano i limiti di velocità si procede con la verifica dell'accertamento da parte di un operatore e quindi, in modalità del tutto automatica, con l'acquisizione dei dati del proprietario e la conseguente stampa e notifica del verbale d'infrazione.
fonte:www.carabinieri.it

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Di Admin (del 14/06/2006 @ 14:02:34, in Polizia, linkato 1179 volte)
L’anno scorso 274.333 veicoli volatilizzati in Italia per una media di 751 furti al giorno. Tanti, infatti, sono i furti d'auto denunciati. E quasi tutti purtroppo finiscono sul mercato clandestino o all’estero, mentre si calcola che i colpiti siano non meno di 300mila italiani all'anno. Ma non finisce qui. Si sa anche, grazie alla polstrada, qual'è la regione con più furti. Niente scommesse: perdereste. Si tratta, infatti, della Lombardia. I dati della divisione di polizia giudiziaria della stradale rilevano fasi alterne per il fenomeno, con picchi in alcuni mesi e calma relativa in altri.
Il primato dei furti spetta, dunque, alla Lombardia con 43.019 mezzi rubati (tra auto, moto, ciclomotori e mezzi pesanti) e 26.204 rinvenimenti nel 2000. Nel 2005, qui, i furti di auto sono calati a 36.207 e i ritrovamenti a 15.409. Al secondo posto c’è la Campania con 42.894 furti e 18.648 ritrovamenti nel 2005. Terza regione in classifica il Lazio. Ma che fine fanno le auto rubate?
A commissionare il furto, secondo la Polizia, sono bande specializzate che si servono spesso di minorenni che rischiano pochissimo dal punto di vista penale e ai quali vengono dati pochi euro per ogni furto. Le vetture, raccontano gli esperti della Polstrada, vengono portate a demolitori senza scrupoli che rivendono poi i pezzi a meccanici poco onesti, ricavando somme di gran lunga superiori a quelle che hanno dato ai ladri. Le bande organizzate seguono la via del mercato estero. Alla maggior parte delle automobili di lusso rubate vengono falsificati i numeri del telaio, del motore, delle targhe e delle carte di circolazione, vengono poi spedite o nei paesi arabi o in Albania. Un'automobile dopo il furto può avere tre tipi di destinazione. Può essere "cannibalizzata", come si dice in gergo, e cioè smontata e rivenduta a pezzi mentre la scocca viene pressata. Oppure, dotata di falsi documenti e false targhe, col numero di telaio taroccato, viene riciclata sul mercato italiano o su quelli esteri. Fra i tre tipi di destinazione, quello che può far sperare in qualche recupero è di sicuro il riciclaggio sul mercato nazionale che fornisce un giro di oltre miliardi delle vecchie lire all'anno.
Le direttrici delle auto rubate rimangono essenzialmente tre: paesi dell'Est, Albania e Medio Oriente, Nord Africa. E difficile rimane il recupero. Nei vari Paesi dove vengono portate le auto rubate, ci sono leggi che rendono possibile, difficile o impossibile la restituzione una volta individuata la vettura illegale. In Spagna, Portogallo, Olanda, Lussemburgo, Germania, Finlandia, Slovenia, Bulgaria, Malta, Austria, Jugoslavia, Svizzera e Croazia è possibile ottenere la restituzione dei veicoli rubati anche se sono necessarie specifiche rogatorie dall'autorità giudiziaria. In Francia, Svezia, Inghilterra, Grecia, Romania, Moldavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Russia e Ucraina la restituzione è possibile ma molto difficile: in tutte queste zone vige, infatti, il principio di tutela dei possessori in buona fede del veicolo rubato, per cui si deve dimostrare che l'acquirente era a conoscenza dell'origine delittuosa.
Ma, attenzione: perché esistono anche nazioni (fra le quali Bielorussia, Emirati Arabi, Marocco, Arabia Saudita, Mali, Kuwait, Belgio, Giappone, Albania, Polonia) in cui la restituzione è pressoché impossibile per motivi diversi. Il Marocco, ad esempio, considera qualsiasi bene introdotto illegalmente nel Paese come di contrabbando, quindi soggetto a confisca a favore del ministero delle Finanze marocchino. Bye bye auto, insomma, se la vostra quattroruote finisce qui.
http://www.lapadania.com

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Di Admin (del 14/06/2006 @ 13:53:15, in Carabinieri, linkato 6038 volte)

Ha trasformato la sua amatissima Fiat 500 vecchio modello in una...gazzella dei carabinieri, con tanto di scritte laterali e lampeggiante sul tetto. Ma l'originale tentativo di distinguersi escogitato da un 38enne di Sassari non e' piaciuto a una pattuglia, stavolta vera, dei carabinieri che ieri sera hanno notato la macchina parcheggiata davanti a un bar del quartiere Latte Dolce, alla periferia di Sassari. Il proprietario dell'auto da collezione e' stato identificato e denunciato per violazione del divieto dell'uso di segni distintivi delle forze di polizia.

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Di Admin (del 02/06/2006 @ 16:05:44, in Carabinieri, linkato 1372 volte)
(Reuters) - Due ordigni rudimentali sono esplosi alle prime ore di oggi davanti alla scuola per allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, senza però causare feriti.

Lo ha riferito un militare del reparto operativo dell'Arma di Fossano.

I due ordigni erano stati collocati rispettivamente all'interno di un cassonetto per il vetro e di un cestino metallico per i rifiuti, disposti sul marciapiede di fronte alla sede della scuola per i carabinieri a Fossano, ha detto l'ufficiale raggiunto al telefono.

Le esplosioni hanno avuto luogo intorno alle 3 del mattino a distanza di circa 15 minuti l'una dall'altra, elemento che lascia ipotizzare la presenza di un timer, anche se non sono al momento disponibili dettagli sul tipo di fabbricazione.

"Non ci sono stati feriti . I danni sono lievi, una piccola parte della recinzione di un'abitazione vicina è stata danneggiata", ha detto a Reuters un militare del comando dei carabinieri.

Al momento non è giunta alcuna rivendicazione. Non è possibile pertanto ipotizzare se l'atto sia in qualche modo legato alla festa del 2 giugno, con la tradizionale parata militare a Roma contestata dai gruppi della sinistra radicale e pacifista che hanno organizzato una contro-manifestazione nella Capitale.

"Il pensiero naturalmente corre al 2 giugno, ma non abbiamo nessun elemento al momento per poter dire che c'entri qualcosa", ha aggiunto il funzionario.

Sul posto sono intervenuti il Comandante Interregionale dei Carabinieri Gianfrancesco Siazzu e il comandante regionale dell'Arma piemontese Saverio Cotticelli.
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