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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Sono 74 i militari della Guardia di Finanza che negli ultimi dieci anni hanno deciso di porre fine alla propria esistenza mediante il suicidio.
Il dato è venuto fuori nel convegno che si è svolto ieri mattina all’Università del Molise dal titolo “Vivere è bello sempre e comunque… le condotte suicidarie gli aspetti biologici, psicologici e sociali” organizzato dal Comandante Regionale della Guardia di Finanza, Colonnello Giovanni Liverini e dal Rettore Giovanni Cannata che hanno tenuto i discorsi iniziali sottolineando l’importanza dello stare vicini ad ogni soggetto a rischio soprattutto dal punto di vista dell’aspetto sociale. Moderatore per la Finanza il Tenente Colonnello Leonardo Pappone, collaboratore più stretto del Comandante Liverini. Al convegno è intervenuto anche il Prefetto di Campobasso, Mario D’Ambrosi, che ha messo in luce due aspetti importanti che possono portare alla scelta estrema. “Il suicidio- ha sottolineato D’Ambrosi- più frequente tra i militari e i carcerati, dipende si da fattori genetici ma è il contesto sociale dove vivono le persone depresse che porta poi a compiere il tragico gesto. Per i militari i due fattori scatenanti sono la continua mobilità alla quale sono sottoposti e l’incapacità, da parte dei più deboli di adeguarsi alla disciplina loro imposta”. Il fenomeno vuole essere combattuto dal Comandante Generale della Guardia di Finanza, che ha sensibilizzato i suoi sottoposti alla prevenzione rendendo più vivibili le caserme. Un allarme sociale che preoccupa anche il comandante interregionale dell’Italia Meridionale Giovanni Mariella giunto a Campobasso ieri mattina a Campobasso per rendere la sua importante testimonianza. “Siamo dei comandanti- ha dichiarato Mariella- ed io sono forse il più vecchio in assoluto. Sono anche figlio di un comandante. Quando accade un fenomeno come quello di un suicidio lo ritengo sempre un fatto grave che altera l’equilibrio familiare che la Guardia di Finanza cerca sempre di mantenere alto con i suoi saldi principi. Ricordo personalmente un episodio accaduto quando ero tenente… mi sconvolse molto. Secondo me con il personale bisogna sempre parlare per attuare quella sorta di prevenzione che può evitare il verificarsi di fenomeni suicidari. 74 suicidi in dieci anni non è un dato preoccupante ma la Guardia di Finanza può vantarsi di essere stato il primo Corpo Militare a prendere atto del triste fenomeno”. Al convegno è intervenuto anche il Presidente della Regione, Michele Iorio, il quale non si è addentrato molto sull’aspetto biologico e psicologico del problema ma è andato su quello sociale. “L’aspetto sociale- ha dichiarato il Presidente- ci chiama alle nostre individuali responsabilità che abbracciano diversi settori. Come governatore di questa regione sono lieto di vedere che il Molise è sempre pronto ad accettare le sfide culturali che lo vedono protagonista”. http://www.ilsannioquotidiano.it
Cinque euro di aumento in busta paga, tremila effettivi tagliati, caserme, scuole e alloggi chiusi: in attesa della manifestazione unitaria del 5 dicembre ieri mini-corteo di 50 carabinieri in divisa davanti al Parlamento
Roma, 16 novembre 2006 - Cinque euro di aumento al mese in busta paga per i carabinieri e i poliziotti. Il taglio di tremila effettivi. La soppressione di questure, scuole di formazione e divisioni interregionali. La chiusura di caserme e di alloggi per gli agenti fuori sede.
E' un autentico massacro quello previsto dalla Finanziaria 2007 per le forze dell'ordine la cui rabbia diventa sempre più grande. Il 5 dicembre, a Roma, si terrà una manifestazione unitaria alla quale parteciperanno il Cocer dei carabinieri, i sindacati della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria, del Corpo Forestale dello Stato, i familiari delle vittime del terrorismo.
Ma ieri, con una protesta senza precedenti, davanti al Parlamento c'è stata l'iniziativa di quaranta carabinieri, tutti in divisa per contestare "la Finanziaria che ci umilia e che retrocede l'Italia all'ultimo posto in Europa quanto a tutela delle forze dell'ordine. Oggi una volante dobbiamo tenercela sino a 300 mila chilometri, d'ora in avanti dovremo arrivare a 500 mila chilometri. E' pazzesco".
E giù un rosario di dati, cifre, situazioni che riassume un disagio senza precedenti. Tagli agli organici e caserme soppresse nelle città con meno di 200 mila abitanti. Tutto questo mentre la criminalità dilaga, anche sotto l'effetto indulto.
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net
Di Admin (del 09/11/2006 @ 18:35:08, in Polizia, linkato 2456 volte)
L'ispettore coinvolto in un conflitto a fuoco nell'ambito del sequestro Soffiantini. Il colpo partì da una pistola in dotazione ai Nocs da circa 50 cm di distanza. «Ma le prove furono inquinate» STRUMENTI
ROMA - L'agente Samuele Donatoni non fu ucciso dai banditi, ma da «fuoco amico». Un suo compagno, un agente dei Nocs, probabilmente, che la notte del 17 ottobre 1997, a Riofreddo, era impegnato con lui nel tentativo di catturare la banda di sequestratori sardi che aveva rapito l'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini. Lo ha accerato la IV Corte d'Assise d'Appello che ha inviato gli atti processuali alla procura della Repubblica di Roma perché valuti se aprire un'inchiesta «sui depistaggi, sulle gravi omissioni, sugli inquinamenti probatori e sulle false dichiarazioni testimoniali rese nell'ambito del processo per l'omicidio dell'agente dei Nocs». IL COLPO SPARATO DA VICINO - Scrive nelle motivazioni della sentenza il giudice Mario Almerighi: «Il colpo di fuoco che ferì mortalmente l'agente Donatoni fu sparato da una distanza tra i 40 e i 60 centimetri da una pistola Beretta calibro 9 in dotazione ai Nocs».
Le valutazioni, fatte dalla Corte in base ai risultati delle perizie medico-legali-balistiche e chimico-fisiche, «hanno escluso in modo certo e tassativo che il colpo di fuoco che attinse mortalmente Donatoni provenisse dagli spari effettuati da Mario Moro (uno dei sequestratori) con il fucile Kalashnikov da lui detenuto».
VIOLATA LA LEGGE - Secondo il giudice, quindi, «L’ufficio requirente, cui saranno trasmessi gli atti, dovrà certamente occuparsi anche delle gravi violazioni di legge poste in essere da Paola Montagna con la assai verosimile copertura del suo superiore gerarchico Alfonso D’Alfonso, che le consentirono di far sparire senza possibilità di alcun controllo processuale reperti importantissimi ai fini della ricostruzione dei fatti».
LA PRIMULA ROSSA DEL BANDITISMO SARDO - La procura dovrà quindi valutare se aprire un procedimento penale nei confronti dell'allora direttore dei Nocs, Claudio Clemente, ed altri agenti, per aver attribuito la morte di Donatoni ai banditi. Giovanni Farina, la «primula rossa» del banditismo sardo, che aveva ideato e orchestrato il sequestro, è stato infatti assolto nel dicembre dello scorso anno dall'accusa di omicidio di Donatoni.
Gli altri agenti dei Nocs - a carico dei quali il presidente della Corte evidenzia «gravi attività e omissioni, inquinamenti probatori e false o reticenti dichiarazioni testimoniali» - sono Alfonso D'Alfonso, Vittorio Filipponi, Paola Montagna e Nello Simone.
INQUINAMENTO DELLE PROVE - In sostanza, con l'invio degli atti alla procura della Repubblica, e alla procura generale, la corte d'assise chiede che siano chiarite le circostanze secondo le quali furono addebitate le responsabilità dell'omidicio di Donatoni a Giovanni Farina che, secondo la Corte stessa, non era responsabile dell'omicidio. In particolare la Corte chiede nuove indagini «anche al fine di identificare il o i responsabili della fraudolenta apposizione sugli abiti di Donatoni delle tracce di vernice e dei frammenti metallici ivi rinvenuti».
Farina, che fu arrestato a Sydney dopo la fuga con il riscatto pagato, sta scontando per altri reati 12 anni di reclusione che si sono aggiunti ad una pena di 28 anni alla quale fu condannato per la partecipazione al rapimento di Soffiantini.
http://www.corriere.it
Prima i veleni rovesciati sulla Guardia di finanza da alcuni organi di stampa nei giorni caldi dell'inchiesta sullo spionaggio fiscale, sgonfiatasi nel giro di poche ore. Poi i colpi inferti dalla Finanziaria, tutt'altro che prodiga di attenzioni verso le forze dell'ordine. Un uno-due pesante che scuote il Cocer delle Fiamme gialle, ovvero l'organismo di rappresentanza della Finanza, e lo convince ad alzare la voce e chiedere maggiori risorse al governo per l'attività del corpo di polizia tributaria. L'affondo del Cocer risuona come una richiesta di attenzione rivolta alle istituzioni e, in particolare, al ministero di Via XX Settembre. Un atto pesante e impegnativo che fa scattare la reazione di Vincenzo Visco che prende carta e penna e mette nero su bianco le sua «rassicurazioni». «Il ruolo della Guardia di finanza è centrale nel contrasto dell'evasione e resta un caposaldo dell'azione di governo e sarà sempre più valorizzato» scrive il viceministro dell'Economia. È «preoccupazione del responsabile delle Entrate cercare di evitare disparità di trattamento con altri Corpi di Polizia».Visco sottolinea poi che «in questo particolare momento storico-istituzionale, la centralità del ruolo svolto dal Corpo della Guardia di finanza nel contrasto ai fenomeni d'evasione e a ogni forma di illegalità economico-finanziaria resta un caposaldo nell'azione di governo. In tal senso - spiega Visco - il ruolo strategico del Corpo sarà sempre più valorizzato e troverà piena rispondenza negli indirizzi che gli verranno assegnati nel contrasto a ogni forma di illecito fiscale». Visco non nasconde, però, che «l'economia del Paese solo di recente ha avuto segnali di ripresa e la gestione passata della finanza pubblica ha provocato un forte deterioramento dei saldi, il che comporta senso di responsabilità e misura da parte di tutti. Sono certo comunque che una nuova tensione etica e civile - conclude la lettera - sarà, per la struttura vitale qual è la Guardia di Finanza occasione di impegno e valorizzazione». Il Cocer accoglie la lettera con soddisfazione. «Avevamo lamentato alcune incongruenze tra il ruolo che siamo chiamati a svolgere e la mancanza di strumenti finanziari previsti nella legge finanziaria - commenta il presidente del Cocer, generale Domenico Minervini - La lettera è l'atto di attenzione. Quello volevamo, soprattutto per la parte che sottolinea il ruolo centrale della Guardia di finanza».
Fonte: www.ilgiornale.it
Di Admin (del 03/11/2006 @ 13:54:00, in Polizia, linkato 2404 volte)
LA DENUNCIA. Dopo il caso dell'On. D'Elia, ex terrorista di Prima Linea nominato nella segreteria della presidenza di Montecitorio, scoppia ora sulla stampa nazionale la vicenda del segretario particolare di Francesco Bonato, sottosegretario all'Interno: Roberto Del Bello è stato infatti condannato per aver militato nella colonna veneta delle Brigate Rosse.
«La stagione dei delitti politici di matrice eversiva», ricorda Alessandro Rosito, segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia, «specie quelli commessi dal temibile gruppo della stella a cinque punte, ha lasciato una lunga scia di sangue nel settentrione: Gori, Taliercio, Albanese, Niedda. Vedere i protagonisti di quella stagione di violenza rivestire ruoli di preminenza nelle istituzioni democratiche non può che suscitare netta disapprovazione, pensare poi che si muovano nelle stanze del Viminale, cuore e cervello della sicurezza interna del paese, lascia del tutto esterrefatti».
Il Sindacato Autonomo di Polizia sottolinea come ci si trovi davanti a «storie ancora aperte, a ferite non ancore rimarginate e per le quali non è sufficiente la mera conclusione degli iter giudiziari per vedere la chiusura».
«Sembra che per questi personaggi», continua Rosito, «debba valere uno strano principio, secondo il quale la fine della pena, la revoca delle misure applicate in conseguenza dei loro atti, determini di fatto la cancellazione totale del passato: prima a sostenere o realizzare la lotta armata alla democrazia e poi a garantire il governo democratico del Paese».
Il Sap, in relazione al caso D'Elia, ha raccolto in Abruzzo migliaia e migliaia di firme di cittadini che rifiutano l'idea di avere fra chi li rappresenta e li governa degli ex terroristi.
«A questi politici scelti per importanti incarichi, a D'Elia e a Del Bello, consigliamo una passeggiata lungo "i percorsi della memoria"», sollecita Rosito, «tragitti costellati di monumenti, cippi, targhe e ricordi vari di quelle persone che gli anni di piombo hanno lasciato esanimi sul selciato, eroi che questo Stato non ha ancora adeguatamente celebrato concedendo l'istituzione di un "Memorial Day" loro dedicato. Noi lo facciamo tutti gli anni, assieme ai sopravissuti di quella mattanza assurda. A chi ha scelto e nominato degli ex terroristi per tali mansioni chiediamo invece di valutare seriamente l'opportunità delle dimissioni».
http://www.primadanoi.it
FERMO - La strana vicenda di un carabiniere che ha fermato una pattuglia di colleghi e multato per usura dei pneumatici: voleva attirare l'attenzione sulla scarsa manutenzione dei mezzi a disposizione
La notizia può suonare decisamente comica, ma ha una sua logica. L'altro giorno, davanti alla sede dei Carabinieri di Fermo, un appuntato che aveva da poco completato il servizio ha fermato una pattuglia di colleghi, ed inflitto loro una multa per irregolarità delle gomme. Troppo lisce, eccessivamente consumate, quindi insidiose per la circolazione.
A rigor di legge, comportamento inappuntabile, certo però decisamente strano. La ragione, emersa dopo che il maggiore della compagnia, a quanto pare, ha convocato i protagonisti della vicenda per chiedere spiegazioni, era il tentativo di attirare l'attenzione sul cattivo stato di manutenzione delle vetture a disposizione delle forze dell'ordine.
Pare che anche in caserma si soffra la mancanza di fondi che un po' in tutti gli uffici pubblici si patisce da qualche tempo, così il carabiniere, preoccupato per le condizioni poco rassicuranti di un'Alfa 155, è corso ai ripari con un'azione eclatante. Chissà che non abbia trovato il modo per risolvere la situazione.
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