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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 27/01/2008 @ 21:31:20, in Carabinieri, linkato 2826 volte)
Codigoro. Non si ferma all’alt dei carabinieri e prosegue in macchina verso casa. Anche dopo che ha sentito le sirene avvicinarsi e la pattuglia dei militari che lo inseguiva, G.A, 34enne di Pontemaodino, ha raggiunto la sua abitazione ed è sceso dall’auto diretto verso l’ingresso.
Erano le 2.50 di ieri notte quando a Codigoro i militari della radiomobile, nel corso delle attività di controllo del territorio intimano al conducente di fermarsi. Qui scatta l’inseguimento, terminato a Pontemaudino. Dopo l’identificazione gli uomini dell’Arma rilevano il grave stato di alterazione psico-fisica dell’uomo, dovuta con ogni probabilità a un eccesso di alcol. Di fronte alla richiesta di sottoporsi all’etilometro, però, G.A. aggredisce i militari con calci e pugni. In seguito poi all’intervento dei carabinieri della stazione di Mesola e di Codigoro, il 34enne è stato arrestato in flagranza di reato. Ora dovrà rispondere di violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e rifiuto sottoporsi al test etilico.
I due militari della radiomobile sono stati medicati presso l’ospedale del Delta di Lagosanto, dove gli hanno riscontrato traumi contusivi giudicati guaribili in 10 e 5 giorni. Anche l’arrestato è stato medicato per leggere contusioni. per lui appena 2 giorni di prognosi.
Al termine delle formalità di rito è stato condotto nel carcere di Ferrara, a disposizione della autorità giudiziaria.
http://www.estense.com
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Di Admin (del 14/01/2008 @ 19:12:13, in Polizia, linkato 1570 volte)
Gli investigatori britannici - scrive stamani The Guardian - stanno mettendo a punto una nuova (e controversa) tecnica per indurre gli uomini sospettati di violenza sessuale a confessare: far inviare un sms o far fare una telefonata al sospetto stupratore. “Perché mi hai fatto questo?”, chiede la vittima dell’aggressione, di concerto con la polizia. Se il sospetto (che non sospetta di essere intercettato) risponde - “Scusami, non ero io, non succederà più” - dovrebbero scattare le manette. Tutto troppo semplice per essere vero. Perché quella delle telefonate trappola è una tecnica investigativa (già usata in alcuni Stati americani) che secondo molti è in palese violazione della cosiddetta Police and Criminal Evidence Act 1984 (Pace), una normativa che impone alla polizia di informare l’indagato prima di poterlo interrogare. In un Paese dove il rispetto degli imputati è sacro, un messaggio o una telefonata trappola è insomma percepita come una inammissibile violazione del diritto alla difesa. “Riconosciamo che l’uso di questo materiale probatorio è oggetto di discussioni”, ammette un investigatore capo citato da The Guardian.
Il caso Beth Ellis - una ragazza di ventotto anno che lo scorso anno ha inutilmente denunciato il suo padrino per ripetute violenze subite da bambina - ha però fatto scandalo in Inghilterra. E l’opinione pubblica non sembra più disposta ad accettare una legislazione, nel caso degli stupri, smaccatamente sfavorevole a donne e bambini. Lo stesso David Cameron, il popolare new Conservative che punta a Downing Street, ha fiutato l’aria e, sull’onda del caso Ellis, si è detto disponibile a rivedere le norme che regolano il processo penale nel caso delle violenze dentro le mura domestiche. In alcuni Stati americani, del resto, quello degli sms trappola è il modo più sicuro per incastrare i sospetti stupratori che conoscono la vittima della violenza, mentre oggi, in Gran Bretagna e in Galles, vengono condannati i presunti aggressori soltanto nel sei per cento dei casi. E spesso - scrive The Guardian - le donne che sporgono denuncia (14 mila ogni anno) vedono condannare non il loro aguzzino, ma la loro condotta sessuale, quasi fossero loro colpevoli.
Per le speranze degli investigatori c’è però un esempio virtuoso, quello del Canada, dove l’utilizzo di telefonate e sms trappola è stata ampliamente utilizzato senza contravvenire alla carta fondamentale del Paese. In California, dove questa tecnica è ampliamente utilizzata, i siti degli avvocati avvertono spesso i loro potenziali clienti di non dare mai informazioni essenziali al telefono o via sms alle loro (presunte) vittime. Ma l’esempio più illustre è quello del processo per abusi a Michael Jackson: gli investigatori cercarono di convincere nel 2005 il suo accusatore, Gavin Arvizo, a fargli una telefonata per indurlo a confessare. Niente da fare: il bambino ha rifiutato. E Jackson è stato assolto.
che punta a Downing Street, ha fiutato l’aria e, sull’onda del caso Ellis, si è detto disponibile a rivedere le norme che regolano il processo penale nel caso delle violenze dentro le mura domestiche. In alcuni Stati americani, del resto, quello degli sms trappola è il modo più sicuro per incastrare i sospetti stupratori che conoscono la vittima della violenza, mentre oggi, in Gran Bretagna e in Galles, vengono condannati i presunti aggressori soltanto nel sei per cento dei casi. E spesso - scrive - le donne che sporgono denuncia (14 mila ogni anno) vedono condannare non il loro aguzzino, ma la loro condotta sessuale, quasi fossero loro colpevoli.Per le speranze degli investigatori c’è però un esempio virtuoso, quello del Canada, dove l’utilizzo di telefonate e sms trappola è stata ampliamente utilizzato senza contravvenire alla carta fondamentale del Paese. In California, dove questa tecnica è ampliamente utilizzata, i siti degli avvocati avvertono spesso i loro potenziali clienti di non dare mai informazioni essenziali al telefono o via sms alle loro (presunte) vittime. Ma l’esempio più illustre è quello del processo per abusi a Michael Jackson: gli investigatori cercarono di convincere nel 2005 il suo accusatore, Gavin Arvizo, a fargli una telefonata per indurlo a confessare. Niente da fare: il bambino ha rifiutato. E Jackson è stato assolto.
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Di Admin (del 01/01/2008 @ 14:25:38, in Carabinieri, linkato 19930 volte)
(AGI) - La scadenza per la presentazione delle domande per la partecipazione al concorso, per esami, per l’ammissione di 50 allievi al 190^ corso dell’Accademia Militare per la formazione di base degli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri prevista per il prossimo 5 gennaio e’ stata posticipata al 26 gennaio. Le istanze, scaricabili dal sito www.carabinieri.it o reperibili presso tutti i Comandi Arma, potranno essere presentate presso una qualsiasi stazione carabinieri o spedite tramite raccomandata con avviso di ricevimento al Ministero della Difesa presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri - Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento - Ufficio Reclutamento e Concorsi - Viale Tor Di Quinto n.119 - 00191 Roma, secondo le modalita’ indicate nel bando pubblicato sulla G.U.R.I. 4^ serie speciale n.91 del16/11/2007. Il corso, della durata di cinque anni, iniziera’ con un biennio presso l’Accademia Militare di Modena, al termine del quale gli allievi idonei conseguiranno la nomina a sottotenente dell’Arma dei carabinieri. Il corso di studi proseguira’ presso la Scuola ufficiali carabinieri di Roma per i successivi 3 anni, che termineranno con il conseguimento della laurea in giurisprudenza e la promozione al grado di tenente. Ulteriori informazioni sul concorso in esame potranno essere reperite sul sito internet www.carabinieri.it sezione “I concorsi” - “Calendario concorsi” o presso qualsiasi Stazione Carabinieri. (AGI)
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