Il blog delle forze di polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 06/12/2009 @ 21:14:09, in Polizia, linkato 12015 volte)



Il web intero è rimasto senza parole davanti alle foto che testimoniano la distruzione della mitica Lamborghini della Polizia italiana. Era diventato un vero feticcio e i blog piangono la sua scomparsa, per fortuna che ce n’è un’altra e altrove le alternative non mancano...
L’incidente della Lamborghini – La settimana è iniziata con un comunicato scarno “La Lamborghini Gallardo in dotazione alla Polizia Italiana è andata distrutta in seguito a un incidente a Cremona”, poi sono arrivate pure le foto taglienti come coltelli con la supercar orrendamente danneggiata con un’altra auto “in groppa” sollevata di peso per l’impatto violento. La dinamica dell’incidente è chiara: a una stazione di servizio vicino a Cremona, un’auto è piombata improvvisamente in strada e la Lamborghini per evitarla si è sfracellata contro vetture in sosta. Stava tornando a Bologna dopo un’esibizione.
Un’auto per pattugliamenti e primo soccorso – Nonostante quanto si possa pensare osservando le foto drammatiche, le persone a bordo della vettura da 520 cavalli e 325km/h sono rimaste ferite non in modo grave. Il web però si è soffermato a un livello più superficiale, i siti internazionali hanno pubblicato commenti anche un po’ ironici (ad esempio il “mamma mia” del Sun), su Youtube appaiono video tributi e in generale tutti hanno reso omaggio alla regina delle supercar della polizia. Per fortuna però la Polizia ne ha in dotazione un’altra (al Sud), che usa non solo per pattugliamenti ad alta velocità ma anche ad esempio per il trasporto urgente di organi da trapiantare. A bordo si trovano equipaggiamenti medici di primo soccorso avanzato.
Fonte: http://jack.tiscali.it
 
Di Admin (del 28/02/2009 @ 10:26:00, in Polizia, linkato 577 volte)

ROMA - Skype ha ceduto e ha annunciato che in futuro collaborerà con le forze di polizia per permettere di intercettare le telefonate. Il dietro front della società estone di telefonia web arriva dopo i ripetuti appelli di Eurojust, l'organismo europeo che coordina le indagini in materia di criminalità informatica. Appelli sollecitati in particolare dalla Direzione Nazionale Antimafia italiana.

L'allarme era partito da un'inchiesta di Repubblica che aveva dimostrato come decine di inchieste penali si fossero arenate davanti alla impossibilità tecnica di intercettare le telefonate fatte online attraverso Skype. Un modo di comunicare usato sempre più spesso da trafficanti e criminalità organizzata proprio per la protezione della privacy garantita dai sistemi di sicurezza di Skype che hanno raggiunto livelli militari.

"Skype è pronta a lavorare fianco a fianco di Eurojust in futuro". Poche parole, scritte in un comunicato stampa, che sono fondamentali per le procure di tutta Europa che da anni si sono scontrati con i "no" di Skype alle richieste dei codici di criptazione e della tecnologia adatta all'ascolto delle conversazione di sospetti e indagati.

"E' un passo avanti molto importante, già la prossima settimana sarà convocato il collegio per decidere come mettere in pratica questa collaborazione", dicono da Eurojust. Una dichiarazione che fa la gioia di Skype dopo il terremoto della settimana scorsa: "Skype è lieta che Eurojust abbia riconosciuto l'impegno della società a cooperare con le autorità giudiziarie e con le forze di polizia per quanto è legalmente e tecnicamente possibile", dicono dall'Estonia.
All'incontro della prossima settimana, saranno coinvolti tutti gli stati membri dell'Unione Europea, nonché la task force predisposta dal ministro italiano Maroni ed esponenti dell'Antimafia. Quello che si aspetta Eurojust è la concessione degli algoritmi e dei codici che permettano ai tecnici delle procure di superare i sistemi di sicurezza di Skype e decifrare i segnali digitali in modo da poter ascoltare le chiamate.
All'Aja però sono anche cauti. "Questo è solo un primo passo. Prima di cantare vittoria vogliamo verificare se questa disponibilità di Skype è reale". Anche in passato, infatti, l'azienda estone con sede legale in Lussemburgo aveva manifestato l'intenzione di collaborare, come nel 2006 durante un incontro citato dalla stessa Eurojust, ma poi si era sempre trincerata dietro motivi di carattere legale.

http://www.repubblica.it

 

 
Di Admin (del 28/02/2009 @ 10:23:27, in Polizia, linkato 386 volte)

Roma, 27 feb. -(Adnkronos) - Si fingevano poliziotti e muniti di falsi distintivi perquisivano turisti a Roma e in altre citta' turistiche d'Italia per rubargli denaro, documenti e carte di credito. Venti persone, in gran parte extracomunitari, sono state denunciate dai carabinieri della stazione Roma Porta Cavalleggeri con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine e furti. Le denunce arrivano a conclusione di indagini iniziate circa un anno fa. Sette gli arresti in flagranza di reato gia' effettuati in precedenza nella capitale.

I militari hanno anche perquisito la base operativa dei rapinatori a Ostia. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati passaporti, patenti internazionali e permessi di soggiorno, tutti rilasciati da autorita' spagnole e che, a seguito di accertamenti, sono risultati falsi o alterati. Sono stati inoltre posti sotto sequestro i finti tesserini, distintivi, cappelli, berretti e divise simili a quelle in dotazione alle Forze dell'Ordine, palette e lampeggianti blu usate dai rapinatori.

Nel corso dell'indagine, sono stati identificati e denunciati anche due cittadini italiani del casertano, che si occupavano di reperire i permessi di soggiorno falsi e di fornire al gruppetto di rapinatori auto che poi usavano per commettere i vari delitti, a Roma e in altre province del territorio nazionale.
http://www.libero-news.it

 
Di Admin (del 23/11/2008 @ 14:33:37, in Polizia, linkato 1407 volte)
(AGI) - Roma, 21 nov. - "La tragedia di Verona deve sollecitare l'attenzione del ministro dell'Interno sull'esigenza di dare una svolta concreta sulla politica delle armi fino ad oggi praticata". A sostenerlo e' Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia.
"Rivedere normative e circolari, che hanno consentito il proliferare degli armati sul territorio nazionale - spiega Letizia - e' una priorita' che s'impone dopo episodi come quello della scorsa notte. Purtroppo, mentre cadono, anche mamme e bambini sotto i colpi di folli armati, sulle esigenze collettive prevale il limite insormontabile dell'interesse economico degli armieri". "Non e' solo una questione di cambiamenti legislativi - aggiunge il segretario dell'Anfp - ma anche e soprattutto la necessita' di riformare o annullare decreti, circolari ed altri provvedimenti che hanno consentito da un lato il possesso indiscriminato di armi dall'elevato potenziale offensivo e dall'altro la sostanziale inefficacia delle visite mediche, svolte secondo i criteri dell'autocertificazione e della mancanza di qualsiasi effettiva assunzione di responsabilita'". "Desideriamo, dunque, non le solite chiacchiere - conclude Letizia - ma una presa di coscienza della necessita' di un cambiamento radicale, di un inversione di tendenza con la quale si torni a considerare la circolazione e la detenzione delle armi con la serieta' che la materia richiede e la severita' piu' volte invocata dalle associazioni delle vittime mietute da criminali e folli".

 
Di Admin (del 27/03/2008 @ 21:20:04, in Polizia, linkato 1261 volte)
Analizzato dall'osservatorio "Sbirri Pikkiati" dell'Asaps il fenomeno nel corso del 2007: l'alcol è il principale fattore innescante la violenza, con il 55,9% dei casi alcol-correlati. E' il nord a sembrare più violento (55%).
L'osservatorio "Sbirri Pikkiati" de il Centauro/Asaps continua a tenere sotto stretta osservazione il fenomeno semisconosciuto della violenza nei confronti di operatori di polizia.
"Nel corso del 2007 - spiega il presidente dell'Asaps Giordano Biserni - sono stati censiti 868 episodi di aggressione fisica legati ai controlli su strada, permettendo l'analisi approfondita di un aspetto della vita professionale delle Forze dell'Ordine, purtroppo sottovalutata. In realtà si tratta della punta di un gigantesco iceberg - sottolinea Biserni - visto che nel solo 2004 le persone denunciate per violenza o resistenza a Pubblico Ufficiale sono state 25.800: nel corso dello stesso anno ne sono state condannate 10.928". - sono stati censiti 868 episodi di aggressione fisica legati ai controlli su strada, permettendo l'analisi approfondita di un aspetto della vita professionale delle Forze dell'Ordine, purtroppo sottovalutata. In realtà si tratta della punta di un gigantesco iceberg - sottolinea Biserni - visto che nel solo 2004 le persone denunciate per violenza o resistenza a Pubblico Ufficiale sono state 25.800: nel corso dello stesso anno ne sono state condannate 10.928".
Gli eventi vengono classificati in relazione alla forza di polizia oggetto di aggressione: la Polizia di Stato (359 aggressioni, corrispondenti al 41,4%), i Carabinieri (377 episodi, pari al 43,4%), le forze di Polizia Locale (150 eventi e quindi il 17,3% del totale) ed "Altro", intendendo con quest'ultima voce le divise che in generale non effettuano controllo del territorio, i Pubblici Ufficiali o gli Incaricati di Pubblico seervizio, comprendendo anche conducenti di autobus (o ferrovieri), guardie private e sanitari (99 casi, corrispondenti all'11,4% delle violenze).
"È stata monitorata - commenta il presidente dell'Asaps - la stretta correlazione all'uso di alcol e di armi proprie o improprie, facendo rilevare che il 55,9% della violenza è alcol-correlata: in pratica più di un episodio su due (485 aggressioni su 868). Il 19,5% degli attacchi (169) è stato invece sferrato mediante l'uso di un'arma propria o impropria, considerando tale ogni mezzo in grado di amplificare la forza fisica, come ad esempio un veicolo lanciato contro un agente". Alcol come espressione di disagio sociale, sofferto in buona parte dalla popolazione straniera residente in Italia: 362 eventi (41.7%) hanno come protagonista "i forestieri", la gran parte dei quali in stato di ebbrezza.
L'inchiesta che sarà pubblicata sul numero di aprile de il Centauro, l'organo ufficiale dell'Asaps, dice che la maggior parte degli episodi avviene al nord, con 477 eventi (55%), mentre nel Mezzogiorno e nel Centro del Paese si osservano rispettivamente 197 (22,7%) e 194 episodi (22.3%). "È nostra opinione - spiega Giordano Biserni - che questa particolare violenza registrata al nord sia legata al fatto che proprio al settentrione ci sia un maggior abuso di alcol e i controlli della circolazione stradale siano più intensi e severi, come dimostrano le rilevazioni per il prelievo dei punti dalla patente. In ogni caso - conclude - non si tratta certo di semplici infortuni sul lavoro (lavoro che si rivela sempre più difficile e a volte umiliante), ma il risultato di una degenerazione dei valori e di un crescente rancore verso chi interviene in difesa dei più deboli e della legalità". - che questa particolare violenza registrata al nord sia legata al fatto che proprio al settentrione ci sia un maggior abuso di alcol e i controlli della circolazione stradale siano più intensi e severi, come dimostrano le rilevazioni per il prelievo dei punti dalla patente. In ogni caso - conclude - non si tratta certo di semplici infortuni sul lavoro (lavoro che si rivela sempre più difficile e a volte umiliante), ma il risultato di una degenerazione dei valori e di un crescente rancore verso chi interviene in difesa dei più deboli e della legalità".
http://www.ilquotidiano.it/
 
Di Admin (del 03/02/2008 @ 11:35:09, in Polizia, linkato 863 volte)
Filippo Raciti un anno dopo. Catania ricorda il suo ispettore capo di polizia, ucciso durante i disordini esplosi in occasione del derby Catania-Palermo del 2 febbraio dell’anno scorso. Il capo della polizia, Antonio Manganelli scoperto una scultura nello stadio «Angelo Massimino». Una lunga giornata contrassegnata anche da una messa solenne in Cattedrale, dal torneo di calcio per bambini da 5 a 12 anni e da un concerto nel teatro «Bellini».
Poi il capo della polizia scoprirà in questura una targa che ricorda i poliziotti morti in servizio e deporrà una corona di fiori nel cimitero in cui Raciti è sepolto. Da piazza Verga partirà un corteo degli «Amici del reparto celere» che raggiungerà la sede della polizia, in corso Italia. In serata, infine, gran concerto al «Bellini»: l’orchestra del teatro, diretta da Stefano Ranzani, eseguirà musiche di Ludwing van Beethoven e l’ouverture del Coriolano e la sinfonia Eroica.
Indagini: due gli indagati
Sul fronte delle indagini sono due le persone indagate per la morte di Filippo Raciti: un minorenne all’epoca dei fatti, Antonino Speziale, che oggi ha 18 anni, e un maggiorenne del quale non sono state rese note le generalità, la cui posizione è al vaglio della magistratura. Secondo l’accusa sarebbero stati loro a colpire con un sottolavello in alluminio l’ispettore Raciti all’ingresso della Curva Nord dello stadio, procurandogli la lesione al fegato che avrebbe poi causato l’emorragia interna mortale.
La vedova: "Non c'è perdono per gli assassini"
«I miei sentimenti nei confronti di chi ha ucciso mio marito non sono cambiati: non c’è perdono. Mi piacerebbe un domani poterlo dire se vedessi del pentimento da parte degli assassini, ma questo fino ad oggi non è avvenuto e io non riesco assolutamente a perdonare». Lo ha affermato Marisa Grasso, vedova dell’ispettore Filippo Raciti, svelando, a un anno esatto dalla sua morte, una statua allo stadio Massimino che ricorda la tragedia del 2 febbraio 2007.
http://www.lastampa.it
 
Di Admin (del 03/02/2008 @ 11:17:58, in Polizia, linkato 1471 volte)
From: alessia gatti
To: webmaster@forzepolizia.org
Sent: Saturday, February 02, 2008 11:20 PM
Subject: Una poesia per Filippo Raciti
 
Carissimi
sono una ragazza appassionata per la Polizia..Vi ammiro tantissimo e Vi ringrazio di cuore per tutto quello che fate per noi!!!!
Un mese fa circa ho scritto e dedicato una poesia al povero e Grande Eroe Ispettore Capo Filippo Raciti..spero sia di Vostro gradimento e colgo l'occasione per esprimere la mia più sincera vicinanza alla Sua famiglia..
scusate se vi arrivano due mie mail da due indirizzi di posta diversi ma non ho capito se Vi è arrivata l'altra..
                UNA POESIA PER FILIPPO RACITI
è appena cominciato il mese di febbraio
le giornate sono ancora fredde e diventa buio presto
anche se a poco a poco si allungano.
Mi affaccio alla finestra e le stelle appaiono in cielo,
che belle le stelle,sparse nell'immenso Universo
ci mostrano le meraviglie del Creato.
Una Stella però si fà notare più di tutte le altre,
attira molto la sua luminosità che prima non c'era mai stata.
Accendo la tv e immediatamente purtroppo
ne comprendo il motivo:
un Angelo in Divisa Blu è appena volato in Cielo.
A rapire la sua giovane Vita
è stato un delinquente che non capisce e mai capirà
niente della Vita,quella vera,fatta di sacrifici.
non sa cosa vuol dire
rischiare ogni giorno la propria Vita
per difendere e proteggere la vita di tutti i cittadini.
non sa cosa vuol dire
perdere un Padre e un Marito meraviglioso
che ogni giorno ti dona sostegno e forza
per andare avanti in questa vita talvolta tanto ingiusta e crudele.
non sa cosa vuol dire
perdere un Collega e un Amico sempre disponibile
e capace di incoraggiarti a proseguire nei momenti di difficoltà
in questo bellissimo Lavoro.
 
Grazie di cuore per tutto quello che hai fatto per noi
carissimo Ispettore Capo Filippo Raciti;
purtroppo non ho avuto l'Onore e il Piacere di conoscerti
ma sei sempre con noi e nei nostri cuori.
E grazie di cuore a tutti Voi,Eroi in Divisa,
per sempre con Voi e per Voi.
Vi voglio bene.
 
Di Admin (del 14/01/2008 @ 19:12:13, in Polizia, linkato 1570 volte)
Gli investigatori britannici - scrive stamani The Guardian - stanno mettendo a punto una nuova (e controversa) tecnica per indurre gli uomini sospettati di violenza sessuale a confessare: far inviare un sms o far fare una telefonata al sospetto stupratore. “Perché mi hai fatto questo?”, chiede la vittima dell’aggressione, di concerto con la polizia. Se il sospetto (che non sospetta di essere intercettato) risponde - “Scusami, non ero io, non succederà più” - dovrebbero scattare le manette. Tutto troppo semplice per essere vero. Perché quella delle telefonate trappola è una tecnica investigativa (già usata in alcuni Stati americani) che secondo molti è in palese violazione della cosiddetta Police and Criminal Evidence Act 1984 (Pace), una normativa che impone alla polizia di informare l’indagato prima di poterlo interrogare. In un Paese dove il rispetto degli imputati è sacro, un messaggio o una telefonata trappola è insomma percepita come una inammissibile violazione del diritto alla difesa. “Riconosciamo che l’uso di questo materiale probatorio è oggetto di discussioni”, ammette un investigatore capo citato da The Guardian.
Il caso Beth Ellis - una ragazza di ventotto anno che lo scorso anno ha inutilmente denunciato il suo padrino per ripetute violenze subite da bambina - ha però fatto scandalo in Inghilterra. E l’opinione pubblica non sembra più disposta ad accettare una legislazione, nel caso degli stupri, smaccatamente sfavorevole a donne e bambini. Lo stesso David Cameron, il popolare new Conservative che punta a Downing Street, ha fiutato l’aria e, sull’onda del caso Ellis, si è detto disponibile a rivedere le norme che regolano il processo penale nel caso delle violenze dentro le mura domestiche. In alcuni Stati americani, del resto, quello degli sms trappola è il modo più sicuro per incastrare i sospetti stupratori che conoscono la vittima della violenza, mentre oggi, in Gran Bretagna e in Galles, vengono condannati i presunti aggressori soltanto nel sei per cento dei casi. E spesso - scrive The Guardian - le donne che sporgono denuncia (14 mila ogni anno) vedono condannare non il loro aguzzino, ma la loro condotta sessuale, quasi fossero loro colpevoli.
Per le speranze degli investigatori c’è però un esempio virtuoso, quello del Canada, dove l’utilizzo di telefonate e sms trappola è stata ampliamente utilizzato senza contravvenire alla carta fondamentale del Paese. In California, dove questa tecnica è ampliamente utilizzata, i siti degli avvocati avvertono spesso i loro potenziali clienti di non dare mai informazioni essenziali al telefono o via sms alle loro (presunte) vittime. Ma l’esempio più illustre è quello del processo per abusi a Michael Jackson: gli investigatori cercarono di convincere nel 2005 il suo accusatore, Gavin Arvizo, a fargli una telefonata per indurlo a confessare. Niente da fare: il bambino ha rifiutato. E Jackson è stato assolto.
che punta a Downing Street, ha fiutato l’aria e, sull’onda del caso Ellis, si è detto disponibile a rivedere le norme che regolano il processo penale nel caso delle violenze dentro le mura domestiche. In alcuni Stati americani, del resto, quello degli sms trappola è il modo più sicuro per incastrare i sospetti stupratori che conoscono la vittima della violenza, mentre oggi, in Gran Bretagna e in Galles, vengono condannati i presunti aggressori soltanto nel sei per cento dei casi. E spesso - scrive - le donne che sporgono denuncia (14 mila ogni anno) vedono condannare non il loro aguzzino, ma la loro condotta sessuale, quasi fossero loro colpevoli.Per le speranze degli investigatori c’è però un esempio virtuoso, quello del Canada, dove l’utilizzo di telefonate e sms trappola è stata ampliamente utilizzato senza contravvenire alla carta fondamentale del Paese. In California, dove questa tecnica è ampliamente utilizzata, i siti degli avvocati avvertono spesso i loro potenziali clienti di non dare mai informazioni essenziali al telefono o via sms alle loro (presunte) vittime. Ma l’esempio più illustre è quello del processo per abusi a Michael Jackson: gli investigatori cercarono di convincere nel 2005 il suo accusatore, Gavin Arvizo, a fargli una telefonata per indurlo a confessare. Niente da fare: il bambino ha rifiutato. E Jackson è stato assolto.
http://blog.panorama.it/
 
 
Di Admin (del 03/11/2007 @ 10:57:11, in Polizia, linkato 20119 volte)
(AGI) - La Spezia, 2 nov. - Per Ramona Angiolini, 22 anni, un piccolo tatuaggio a forma di farfalla sulla caviglia destra e' diventato un problema, perche' le impedisce di entrare in Polizia, un sogno che aveva da sempre. La giovane originaria di Genova, ma residente in Val di Vara (La Spezia), e' stata infatti scartata durante la visita medica di un concorso per entrare nelle forze dell'ordine, riservato ai volontari in ferma prefissata per un anno per 1507 posti. Ha passato le prove scritte, ma durante la visita medica la commissione lo scorso 26 settembre e' stata inflessibile con un verbale di inidoneita' perche' il regolamento dettato in un decreto del 2003 e' severo e vieta la presenza di tatuaggi nelle zone del corpo non coperte da uniforme. "Sono senza parole. Mi sembra assurdo, sono entrata nell'esercito un anno fa con l'idea di entrare nelle forze dell'ordine - ha detto oggi Ramona in una conferenza stampa - se l'avessi saputo lo avrei rimosso".
Tramite il suo avvocato Pier Giorgio Leoni del foro della Spezia, ha presentato in questi giorni il ricorso al Tar del Lazio contro la decisione e ha chiesto anche la sospensione del provvedimento e l'ammissione con riserva. "Se e' necessario per entrare in Polizia, sono anche disposta a levarlo" ha detto la giovane ai cronisti. Intanto parte la battaglia legale. "Una farfallina tatuata sulla caviglia non puo' essere considerato elemento di indegnita' - ha detto l'avvocato Leoni - perche' non puo' ritenersi ne' visibile, ne' sgradevole, puo' essere anche coperto ed e' una figura graziosa". (AGI)
 
Di Admin (del 03/11/2007 @ 10:54:11, in Polizia, linkato 2434 volte)
Non sempre condividiamo le esternazioni di Beppe Grillo,il collegamento con il suo Blog ci consente di cogliere,spesso e con nostro compiacimento,interventi provenienti da persone sconosciute al grande pubblico,che ci spiegano fatti di grande rilievo, riferiti alla "nostra sicurezza", Questi ci dicono a chi attribuire la responsabilità di alcuni atti di governo che hanno determinato lo stato dell'attuale insicurezza in cui vive drammaticamente il popolo Italiano.Invitiamo i nostri lettori a seguire il contenuto di una lettera inviata a Beppe Grillo da un ufficiale dei Carabinieri.
 
 
Un ufficiale dei Carabinieri ci spiega come i politici gestiscono la nostra sicurezza. Si pone alcune domande, vorrei il vostro aiuto per le risposte. Trovate i nomi dei responsabili per:
- i negoziati di allargamento comunitario alla Romania senza porre condizioni
- lo stato di degrado della stazione ferroviaria di Tor di Quinto a Roma
- l'esplosivo accampamento di rom in quella zona priva di ogni servizio e le centinaia di altri nelle stesse condizioni in tutta Italia, dalle rive del Tevere alla periferia di Milano.
 
"Caro Beppe,
l'episodio della Signora Giovanna Reggiani stuprata e massacrata a Roma suscita orrore e sdegno. Il sangue, il dolore, la paura degli italiani ricadano sulla coscienza di governanti, politici e alti funzionari che hanno gestito in questi ultimi dieci il “sistema sicurezza”. Hanno disperso con arrogante approssimazione i valori professionali, democratici e civili della legge 121/81 nata dal coinvolgimento nei tremendi anni dell’aggressione terroristica di tutte le forze sociali, politiche, sindacali, senza distinzione di ideologia. I nuovi ministri dell’Interno e Capo della Polizia stanno evidenziando la carenza di personale e di fondi in cui operano le Forze dell’ordine. Ma il problema non è di oggi. A nessuno poteva sfuggire la problematica “globalizzazione” con gli inevitabili riflessi sociali anche criminogeni per il nostro Paese.
Perché allora e da chi in questi anni é stato indebolito con una gestione più attenta accordate, ambizioni, malintesa competizione tra le forze di polizia, proprio il “settore della sicurezza” con provvedimenti contraddittori ignorati dall’opinione pubblica?
Un esempio: un recente decreto legislativo ha messo in “pensione anticipata obbligatoria” (si badi bene, non a domanda) centinaia di funzionari di polizia con un prezioso bagaglio di esperienze nella lotta a terrorismo, criminalità diffusa e organizzata a livello nazionale e internazionale, emigrazione clandestina, droga, riciclaggio.. Non solo ma ne ha ridotto strutturalmente l’organico per il futuro. Ciò in assurda controtendenza con quanto avviene nel mondo del lavoro e mentre tanto si discute di “scalone” per aumentare l’età pensionabile! Paradossalmente oggi si chiedono più tutori dell’ordine; ovviamente da formare! Inoltre il “sistema sicurezza” ha dovuto rinunciare a migliaia di poliziotti e carabinieri “ausiliari”.
Le “volanti” sono diminuite dovunque (a Roma addirittura dimezzate), la manutenzione dei mezzi è ardua, la benzina scarseggia, diversi commissariati (si pensi a quello di S.Antimo dove un tabaccaio è stato recentemente ucciso ) e stazioni dei carabinieri sono stati chiusi o rischiano di esserlo. Comunque tutti funzionano con organico e orari ridotti, ed è miracolo vedere i decantati “poliziotti di quartiere”.
Il cosiddetto pacchetto sicurezza è un lento ripensamento importante ma rischia di essere solo un alibi di facciata; in queste condizioni persino un aggravamento della macchina operativa se non se non si interviene a livello globale, a 360 gradi, sul delicato e complesso circuito “controllo del territorio-applicazione della legge- certezza del della pena- giustizia- vivibilità sociale”.
In questo quadro occorre individuare con serietà e coraggio le cause e responsabilità a tutti i livelli di tanta approssimazione nel curare il “bene-sicurezza” come servizio di democrazia effettiva:
- chi ha seguito i negoziati di allargamento comunitario alla Romania senza porre condizioni?
- chi doveva curare la vivibilità della fatiscente e buia stazione ferroviaria di Tor di Quinto a Roma?
- chi doveva controllare lo squallido ed esplosivo accampamento di rom in quella zona priva di ogni servizio?
I proclami tardivi, le risposte retoriche, le alzate di spalle, gli scaricabarile non bastano più.
Per quel che riguarda la Polizia l’opinione pubblica sappia del sottile processo di controriforma che ha svilito la riforma democratica voluta dalla legge 121/81. In queste condizioni è ancora più grande il ringraziamento verso tutti i “tutori dell’ordine”, a qualsiasi corpo appartengano, per il quotidiano difficile impegno svolto nell’interesse delle Istituzioni democratiche e della collettività." Ennio Di Francesco, già ufficiale dei carabinieri e dirigente della Polizia di Stato; promotore del movimento democratico di polizia; in “pensione anticipata d’ufficio”
http://www.cataniaomnia.it
 
 
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