Di Admin (del 14/09/2008 @ 16:20:04, in Varie, linkato 866 volte)
Milano, 14 set. (Apcom) - Un primo deterrente contro le organizzazioni criminali che sfruttano le donne e maggiori opportunità per denunciare i propri sfruttatori. Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, rivendica la bontà del proprio provvedimento sulla prostituzione e, in un'intervista a Il Giornale, spiega: "Il nostro obiettivo è togliere quelle ragazze dalle strade, colpire le organizzazioni criminali. Ci sono 70mila prostitute in Italia e il 75% è costretto a prostituirsi in strada. Per un'organizzazione criminale sarebbe difficilissimo operare in una casa. Nel testo di legge introduciamo poi il reato di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, uno schiaffo per chi sfrutta e schiavizza".
A chi contesta che il Ddl rischia di rendere ancora più difficile per le ragazza sfruttate sporgere denuncia, Mara Carfagna replica: "E' il contrario. Queste ragazze sono caricate su pulmini, scaricate e poi controllate minuto per minuto: è quasi impossibile che riescano a sporgere denunce". "Alla prostituzione in strada - aggiunge il ministro - sono connessi fenomeni di delinquenza, criminalità, tratta di esseri umani, abusi di minori. E poi non voglio fare la moralizzatrice, ma esigo rispetto per i minori. Le famiglie italiane devono essere libere di passeggiare senza dover spiegare ai propri bambini cosa è la prostituzione".
"Mi auguro - aggiunge Carfagna - che il provvedimento venga approvato dal Parlamento senza stravolgimenti. Le organizzazioni portavano ragazze in Italia per avviarle alla prostituzione perché sapevano che qui non c'erano regole. Questa legge sarà prima di tutto un deterrente".
Di Admin (del 11/08/2008 @ 18:13:18, in Varie, linkato 2031 volte)
ROMA - "La sicurezza? Sarà a macchia di leopardo: nasce l'ordine pubblico federalista". "I sindaci sceriffi? Schiacciano prefetti e questori: il rischio è il conflitto istituzionale". Non bastavano i tagli alla sicurezza e l'esercito in città. Ora sono le ordinanze "creative" dei sindaci (che l'Anci si prepara a raccogliere) e i vigili con le pistole a scatenare la protesta di agenti, funzionari di polizia e questori.
A preoccupare sono dunque i nuovi poteri attribuiti dal decreto Maroni ai sindaci, ora "ufficiali di governo". I primi a suonare il campanello d'allarme sono alcuni questori interpellati da Repubblica: "Si rischia il conflitto istituzionale - avvertono - tutto infatti dipenderà da come i sindaci interpreteranno il loro nuovo ruolo ed è chiaro che in caso si dovesse arrivare ai ferri corti, spetta a noi questori la decisione finale".
Forte la preoccupazione dell'Associazione nazionale funzionari di polizia: "La confusione di ruoli è grande - denuncia il segretario nazionale Enzo Marco Letizia - vigili urbani che sostituiscono la polizia, sindaci che prendono il posto di prefetti e questori. La verità - prosegue - è che stanno disarticolando la sicurezza statale, che finora ha unito e coordinato le forze dell'ordine da Bolzano a Pantelleria. Ora arriva un modello campanilistico: chi ha più fondi (i sindaci del Nord) risponderà alle esigenze di sicurezza dei cittadini, chi ne ha meno (a Sud) si arrangerà. È il federalismo della sicurezza".
Claudio Giardullo, dirigente di Ps e segretario del Silp-Cgil denuncia una "duplice tendenza del governo: da un lato, unico in Europa, utilizza i soldati in città; dall'altro trasferisce ai poteri locali la sicurezza nazionale, violando la Costituzione". Duro il Consap: "La professionalità della polizia è messa in discussione - sbotta il segretario Giorgio Innocenzi - ci stanno schiacciando tra i militari e i vigili urbani, così da togliere visibilità alle nostre proteste contro i tagli in finanziaria". Insomma neppure i vigili con pistola vanno giù ai poliziotti, come invece prevede il "Regolamento dell'armamento", firmato mercoledì sera dal sindaco Gianni Alemanno con i sindacati di categoria.
Pistola semiautomatica, spray anti-aggressione e manganelli di plastica: sono queste le armi che saranno in dotazione ai vigili della capitale, dopo appositi test psico-fisici. Come del resto accade già a molti colleghi di mezza Italia. L'arma potrà essere portata anche al di fuori dell'orario di servizio, all'interno del comune di Roma. "Nel regolamento - spiega il responsabile della Cisl-Fp di Roma, Giancarlo Cosentino - si parla di difesa personale perché noi non siamo addetti alla pubblica sicurezza in via primaria. Ma in caso di minaccia all'incolumità dei cittadini non esiteremo a usare la pistola".
L'addestramento dei vigili sarà lo stesso degli agenti di Ps. Ammessa l'obiezione di coscienza: entro 60 giorni dall'entrata in vigore del regolamento (probabilmente a settembre) i vigili possono chiedere di essere esonerati dall'armamento. Armarli è "un atto di buon senso - sostiene Alemanno - non so chi può pensare che la polizia municipale possa andare disarmata a prendere schiaffi dall'ultimo venuto".
Di Admin (del 19/07/2008 @ 15:52:11, in Varie, linkato 9456 volte)
ROSSI (PRESIDENTE COCER E.I.), SI'A FUNZIONI FORZE ORDINE A ESERCITO. (ANSA) - ROMA, 15 LUG - ''Condivido l'ipotesi espressa dal Ministro della Difesa affinche' in prospettiva l'Esercito possa svolgere funzioni oggi proprie delle sole Forze dell'ordine''. Lo afferma il gen. Domenico Rossi, presidente del Cocer Esercito, commentando quanto dichiarato ieri da Ignazio La Russa. Ilministro, dopo aver precisato che ''e' una tesi ancora tutta da costruire'', aveva detto di ritenere che ''in un futuro riordino generale, il compito che oggi e' dei Carabinieri - una forza militare, ma destinata stabilmente anche a compiti di ordine pubblico - possa essere esteso. Cioe' immagino - aveva aggiunto La Russa - che un Esercito che abbia una parte sempre preponderante di componenti capaci di svolgere entrambe le funzioni, a seconda di dove sono destinati, non possa che far bene sia alle forze di polizia che alle forze armate''. Secondo il presidente del Cocer, che parla ''a titolo personale'', si tratta di un'ipotesi condivisibile ''in quanto costituirebbe il naturale riconoscimento della ormai consolidata esperienza e professionalita' acquisite e dimostrate dai militari nelle varie missioni all'estero e si tradurrebbe in un maggiore inserimento nel tessuto sociale con indubbi riflessi positivi sulla condizione del personale. Inoltre - prosegue il generale Rossi - e' naturale che lo Stato prenda atto di potersi avvalere di proprie potenzialita', ora non pienamente sfruttate per rigidi schematismi e vecchi stereotipi gia' superati in altre nazioni. D'altronde si tratta di uniformarsi allo stesso criterio di flessibilita' che ha ispirato la positiva esperienza dell'utilizzazione dell'Arma dei Carabinieri al fianco delle altre Forze armate nelle missioni all'estero''. ''Ovviamente - conclude il presidente del Cocer - qualsiasi tipo di impiego deve essere correlato ad un bilancio che consenta l'effettiva funzionalita' ed operativita' delle Forze armate, oggi a rischio a causa della Finanziaria''. (ANSA).
Intervista a GEN. LEONARDO TRICARICO/"Sicurezza, bene i carabinieri ma anche gli sportivi e le scorte" - di Barbara Alessandrini.
Carabinieri, militari sportivi, scorte. Il Generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica non si limita ad approfondire le motivazioni per cui la decisione, annunciata dal ministro La Russa, di ricorrere ai i carabinieri sottoutilizzati all'interno delle Forze Armate è apprezzabile e vantaggiosa. Tanto da ritenere possibile che la gran parte del lavoro di ordine pubblico venga svolto proprio dai 'sotto impiegati' dell'Arma. Ma lancia una serie di proposte precise per recuperare all'impiego sul campo quei militari che attualmente vengono male utilizzate con grande spreco di risorse.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha preannunciato che i 3.000 soldati da impiegare nelle città saranno preferibilmente reclutati, oltre che tra i volontari della Forze Armate, tra i carabinieri attualmente impiegati in compiti militari. Come giudica questo orientamento?
"Molto positivamente. E' indispensabile, di fronte alla decisione di impiegare i militari in mansioni di ordine pubblico e di tutela della sicurezza, partire dal presupposto che le funzioni di polizia militare nelle Forze Armate vengono svolte dai Carabinieri. In Aeronautica, ad esempio, ce ne sono circa 800. E anche gli organici delle altre F.A prevedono contingenti di Carabinieri con queste mansioni. Le unità arrivano a cifre a tre zeri. Con la fine del servizio di leva è venuto a mancare il 95% del carico di lavoro dei militari dell'Arma destinati a questa funzione e, di fatto al pari dei magistrati militari, i Carabinieri si sono venuti a trovare 'disoccupati' visto che i reati tipici delle truppe (disobbedienza, violata consegna, obiezione di coscienza, furto e altro) vengono perpetrati in misura men che minima dal personale di carriera. In altre parole mentre si vogliono inviare i soldati a svolgere missioni per le quali non sono preparati né materialmente né psicologicamente, i reparti militari dispongono di carabinieri che indagano magari per mesi e mesi su scritti anonimi o che operano prevenzione sul direttore di mensa affinché non faccia la cresta sulla spesa. Insomma svolgono un'attività residuale speculare a quella della magistratura militare, sono di fatto impiegati per non fare "niente"mentre, essendo agenti di pubblica sicurezza, potrebbero essere impiegati per tutte le mansioni che consentano di sovrintendere alle attività di ordine pubblico. Ma a ben vedere vi sono altri impieghi impropri dei militari dell'Arma nelle F.A ed in altre amministrazioni, così come lo stesso avviene con le altre forze di polizia che sono presenti negli organici dei ministeri.
Ad esempio?
"Prendiamo il i servizi d'onore che, a rigore, dovrebbero essere svolti da militari presso i palazzi istituzionali che non siano prefetture o questure. Per non parlare poi dello sport militare, un settore dove lo spreco, anche di denaro, grida vendetta".
Anche dallo sport militare si potrebbero professionalità utili alla pubblica sicurezza?
"Certo, teniamo presente che ci ostiniamo a partecipare a tornei militari internazionali in svariate discipline sottraendo sistematicamente risorse al bilancio e alla sicurezza. Infine c'è una questione delicata che andrebbe affrontata di petto e la cui soluzione comporterebbe vantaggi significativi nel settore della sicurezza e dell'Ordine pubblico ed è quella delle scorte".
Sta parlando di un altro possibile cambio di mansione?
"Sì, siamo ormai gli unici al mondo che destiniamo alla protezione personale di soggetti a rischio (presunto e discutibile) risorse così ingenti e di provata professionalità. A fronte della vasta ed allarmata richiesta di sicurezza da parte dei cittadini la classe politica dovrebbe rinunciare ad una presunta esigenza di sicurezza personale per mettere le forze adibite a questa funzione al servizio dei cittadini. Un governo che nasce nel segno del rinnovamento e del cambiamento e si rappresenta come portatore di politiche nuove non può non mettere mano a questo problema. Basterebbe prendere esempio da chi pur avendo un ruolo determinante nella compagine governativa ed essendo per ciò teoricamente esposto al massimo rischio, viaggia sistematicamente accompagnato dal solo autista".
Un colpo allo status simbol, insomma, per dare una copertura in più ai cittadini. Non crede che sarebbe una decisione lesiva di troppi interessi?
"Certo la questione delle scorte non è facile da risolvere. Molti governi hanno provato ad affrontarla in passato. Anche perché il personale così impiegato è altamente appagato dallo svolgere questa mansione e quindi le prime reazioni arriverebbero proprio da quella parte. Ma una revisione critica di quali sono le personalità che hanno davvero bisogno di protezione va fatta".
In quali ambiti è possibile operare ulteriori tagli a favore di un impiego delle risorse per la sicurezza?
"Stesso discorso vale per la protezione dei cosiddetti obiettivi sensibili ossia per tutte quelle postazioni fisse a rischio presunto, per le quali sarebbe necessaria una attenta ed intelligente opera di revisione. Si scoprirebbe che molti di essi a rischio non sono. Credo, poi, che un'ultima considerazione vada fatta a proposito della struttura organizzativa delle attività di ordine pubblico e sicurezza. Per quanto ci si sforzi non si trova una ragione valida che giustifichi la ridondanza di Carabinieri nelle forze militari quando il ministero della Difesa li impiega soltanto per un 10, 13% delle loro potenzialità mentre il 90% delle loro attività hanno un collegamento funzionale con il Viminale".
Ora non c'è il rischio di invasioni di competenze tra i due dicasteri?
"Il solo fatto che quella dei Carabinieri sia la quarta Arma delle Forze armate non rappresenta un motivo sufficiente perché continui a dipendere dal ministero della Difesa"
Ai fini dell' Ordine pubblico, insomma, i Carabinieri dovrebbero dipendere dal ministero dell'Interno?
"A lume di logica e in base all'operatività funzionale per l'ordine pubblico un governo che punta a guidare a lungo il paese dovrebbe porsi il problema del più logico e naturale inquadramento dei Carabinieri nel ministero dell'Interno. In questo caso molte disfunzioni compreso l'affogamento di risorse nelle forze armate verrebbero eliminate".
ROMA, 15 lug - ''Il ministro Maroni ha dichiarato che i tagli sul fronte della sicurezza non sono significativi, sottolineando che l'allarme e' ingiustificato. Nulla e' stato invece comunicato per quanto riguarda i tagli sul bilancio delle Forze armate, che pertanto rimarrebbero quelli insopportabili ora previsti''. Lo afferma il Cocer dell'Esercito, che chiede al Governo di ''chiarire la situazione'' e l'intervento del premier Berlusconi a ''difesa e tutela'' delle Forze armate. L'organismo di rappresentanza dell'Esercito - dopo aver ricordato che la sicurezza del Paese passa anche attraverso l'azione delle Forze armate, dentro e fuori i confini nazionali - afferma che ''il bilancio della Difesa, come confermato anche dal ministro La Russa, e' fortemente tagliato e i riflessi saranno irrimediabili in termini di manutenzione delle caserme, di qualita' della vita e benessere delle donne e degli uomini dell'Esercito, con conseguenze inevitabili di minore addestramento e, quindi, di minori livelli di sicurezza nell'impiego, a partire da quello estero, che potrebbero essere pericolosamente compromessi''. Il Cocer parla di rischio di ''anemizzazione economica della legge sulla professionalizzazione delle Forze armate'', con una riduzione dello strumento militare ''proprio nel momento del suo massimo impiego interno ed esterno'' e l'impossibilita' del ''transito in servizio permanente di circa 10-15.000 volontari che, dopo un periodo di cinque-sei anni di sacrale servizio, saranno letteralmente 'licenziati'''. (ANSA).
SAP; NO A PROPOSTA LA RUSSA, CREA SOLO PROBLEMI (V.SICUREZZA: ROSSI (COCER), SI'A FUNZIONI... DELLE 18:10 CIRCA)
(ANSA) - ROMA, 15 LUG - No ad una nuova forza di polizia militare perche' ''rischia di creare soltanto problemi alla gestione concreta della sicurezza e di assorbire inutilmente risorse''. Il Sindacato autonomo di Polizia (Sap) risponde cosi' alla proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa secondo il quale ''in un futuro riordino generale, il compito che oggi e' dei Carabinieri potrebbe essere esteso'' anche all'Esercito. ''La posizione del ministro - dice il segretario del Sap Nicola Tanzi - ci lascia stupiti e non ci convince perche' riteniamo che il problema principale della sicurezza non sia assegnare o far svolgere all'Esercito o alle Forze armate compiti di ordine pubblico e di polizia giudiziaria, ma destinare maggiori fondi per la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze dell'ordine''. ''I sindacati di polizia e i Cocer - prosegue Tanzi - sono mobilitati proprio per chiedere maggiori risorse, e non tagli, per il comparto Sicurezza e Difesa''. Ecco dunque che il progetto ''di trasformare una parte dell'Esercito o delle Forze armate in una ennesima forza di polizia ad ordinamento militare, rischia di creare soltanto problemi''. ''Piuttosto - conclude Tanzi - si assumano immediatamente in Polizia le migliaia di ragazzi che hanno vinto un regolare concorso e da mesi stanno aspettando con ansia una chiamata''. (ANSA).
Di Admin (del 14/06/2008 @ 13:44:58, in Varie, linkato 5037 volte)
NUOVO IMPIEGO DELL'ESERCITO. PIU' VICINO AI CITTADINI.
Sicurezza, nelle città 2.500 soldati, per tutelare i cittadini". Per sei mesi prorogabili, militari contro la criminalità nelle aree metropolitane. Intesa Difesa-Interni. "Scelti tra coloro che parteciparono alle missioni di pace".
ROMA - Militari dell'Esercito in strada insieme a poliziotti e carabinieri. Duemilacinquecento soldati a disposizione del ministero dell'Interno per pattugliare le città. Una concessione che avrà valore per i prossimi sei mesi ma che potrà essere rinnovata in futuro. I militari avranno qualifica di agenti di pubblica sicurezza; pattuglieranno le metropoli soprattutto di sera quando maggiori sono le esigenze di sicurezza.
Scelti tra le missioni di pace. "Nelle scelte dei 2.500 - ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa illustrando l'accordo con il collega di governo degli Interni Roberto Maroni - sarebbe un peccato se non si utilizzassero coloro che hanno avuto esperienza di missione di pace, dove molti hanno svolti compiti di polizia".
Il precedente: i Vespri siciliani. L'impiego dell'esercito con compiti di ordine pubblico non è una novità. L'ipotesi fu già sperimentata in Sicilia nella fase più cruciale della lotta alla mafia. A partire dal 1992, proprio all'indomani delle stragi Falcone e Borsellino, e fino al 1998, oltre 150 mila soldati furono a turno utilizzati nell'operazione "Vespri siciliani". Dopo alcune iniziali riserve, i "Vespri siciliani" riscossero il sostegno delle istituzioni e della società civile. Anche allora, il ministro della difesa dell'epoca Salvo Andò, rilevò che le forze armate "rappresentano una formidabile risorsa organizzativa per fronteggiare le emergenze vecchie e nuove".
Coordinamento ai prefetti. L'emendamento a quattro mani Interni-Difesa sarà inserito nel decreto legge sulla sicurezza con un emendamento. "L'obiettivo - ha spiegato il ministro alla Difesa Ignazio La Russa - è quello di tutelare meglio la sicurezza dei cittadini, passando dal poliziotto di quartiere di giorno ad una pattuglia mista nelle ore prevalentemente serali". Le modalità di intervento saranno definite dal ministero degli Interni che coordinerà l'operazione in collaborazione con i prefetti.
Di Admin (del 04/09/2007 @ 22:07:50, in Varie, linkato 12564 volte)
CITTÀ DEL VATICANO (3 settembre) - La Gendarmeria vaticana, un centinaio di agenti attualmente guidati da un ex ufficiale della Guardia di Finanza italiana, Domenico Giani, è un corpo militare vero e proprio, con uomini super addestrati provenienti da reparti antiterrorismo, al servizio del Pontefice, con funzioni di sorveglianza agli ingressi delle mura vaticane.
La Gendarmeria vaticana svolge funzioni di polizia e di sicurezza all'interno del piccolo Stato pontificio, a fianco del Papa in tutti i suoi spostamenti nazionali ed internazionali, e di controllo delle persone e delle cose nel territorio di competenza della Città del Vaticano, dal Palazzo apostolico ai giardini vaticani; ad essa spetta anche la sorveglianza all'interno della basilica di San Pietro, nei Musei vaticani e in tutti i luoghi extraterritoriali posti però sotto le dipendenze del Vaticano, come la residenza estiva del Papa a Castelgandolfo.
Alla Gendarmeria vaticana, oltre al primo e fondamentale compito della sicurezza interna dello Stato, è affidata anche la protezione e la difesa del Pontefice in ogni suo spostamento, anche al di fuori dal confine italiano. Se infatti, in piazza San Pietro e nel territorio italiano, in base al Concordato, si prevede una collaborazione interforze fra Gendarmeria vaticana e autorità di pubblica sicurezza italiana, al di fuori del confine spetta solamente alle guardie papali curare la sicurezza del Papa, in accordo con le autorità di polizia del Paese ospitante. www.ilmessaggero.it
Di Admin (del 06/01/2007 @ 11:05:43, in Varie, linkato 1114 volte)
(ANSA) - BARI, 6 GEN - La Befana e' arrivata a Bari a bordo di 4 elicotteri militari dai quali sono stati distribuiti doni a circa 400 bambini portatori di handicap.Tra questi anche 60 bambini rom, tutti seguiti dall'Unitalsi e giunti nel capoluogo da tutta la Puglia.Dai 4 elicotteri di Guardia di finanza, Carabinieri,Polizia e Vigili del fuoco sono scesi quattro militari travestiti da befane.La festa si e' svolta nell'hangar della Guardia di finanza nell'aeroporto di Palese, addobbato con scritte inneggianti alla pace.
Di Admin (del 06/01/2007 @ 00:32:18, in Varie, linkato 2002 volte)
“Se non è più ritenuto scandaloso che ex terroristi collaborino all’interno di organismi istituzionali, è doveroso riammettere nella Polizia di Stato tutti coloro che ne sono stati allontanati per aver sbagliato con l’intento di difendere le istituzioni medesime.” Cosi, ad inizio dell’anno, Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, lancia per il 2007 la proposta di riabilitazione e riammissione in servizio di Operatori di Polizia, a partire da Ivan Liggi.
Susanna Ronconi, ex terrorista delle Brigate Rosse e di Prima Linea, condannata a 12 anni di reclusione per l’omicidio di militanti missini è chiamata a collaborare nella consulta per le tossicodipendenze dal ministro per la solidarietà sociale e, prima, aveva ottenuto consulenze dal ministro Livia Turco.
Sergio D’Elia, ex terrorista di Prima Linea, condannato prima a trent’anni di reclusione, ridotti a 25 in appello e poi a 12 grazie alle leggi sulla dissociazione per l’omicidio dell’agente di polizia Fausto Dionisi, è stato riabilitato nel 2000: eletto alla Camera, è stato nominato alla segreteria di presidenza di Montecitorio.
Vittorio Alvaro Antonimi, già responsabile della colonna romana delle Brigate Rosse, coinvolto nel sequestro Dozier, arrestato nel 1985, è in semilibertà dal 2000. Ha avuto “l'onore” di essere convocato a Montecitorio dalla commissione Giustizia per discutere dei problemi delle carceri.
Barbara Balzerani, la terrorista delle Brigate Rosse coinvolta nel sequestro e nell'omicidio di Aldo Moro, condannata a tre ergastoli, ha ottenuto la libertà condizionata dal tribunale di sorveglianza di Roma ed il suo caso è ora oggetto di discussione.
Ivan Liggi, agente della polizia stradale condannato a nove anni e otto mesi di reclusione per aver provocato la morte di un automobilista che nel 1997, a Rimini, tentò di sfuggire ad un controllo di polizia, graziato in questi giorni dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
“Se coloro che in passato hanno combattuto lo Stato possono essere considerati meritevoli di partecipare alla vita delle istituzioni - afferma Maccari - malgrado ne abbiano ammazzato alcuni tra i migliori servitori con azioni vigliacche, senza mai pentirsi realmente e senza mai chiedere “scusa” ai familiari delle vittime, o di tornare in libertà nonostante tre ergastoli, il COISP chiede che IVAN LIGGI, sfortunato Servitore dello Stato, possa essere riammesso nell’organico della Polizia, perché, a differenza dei criminali brigatisti e di Prima linea, è stato condannato al carcere per un omicidio scaturito durante un’operazione di polizia, quella polizia per la quale ha rischiato la vita ogni giorno.” “Di conseguenza - conclude Maccari - chiediamo che siano riviste tutte le posizioni di quei poliziotti destituiti dalla Polizia di Stato a seguito di condanne per reati commessi durante operazioni di servizio.”
Di Admin (del 14/12/2006 @ 19:20:56, in Varie, linkato 669 volte)
I primi quaranta giorni del piano sicurezza per Napoli al centro della visita di oggi del ministro dell’Interno Giuliano Amato, accompagnato dal viceministro Marco Minniti e dal neoprefetto Alessandro Pansa, il quale però subentrerà nelle funzioni di Renato Profili ad inizio anno nuovo. Primo appuntamento in Prefettura, con i vertici delle Forze dell’ordine, per una riunione straordinaria del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Prevista nel pomeriggio l’inaugurazione di due caserme a Calvizzano e Giugliano. Il ministro arriva a Napoli accolto dalle polemiche degli ultimi giorni, dopo l’ennesimo episodio di cronaca nera a Forcella con l’omicidio di Giovanni Giuliano e l’uccisione a Torre Annunziata di un gregario del clan camorristico locale. Anche il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino lamenta l’insufficienza delle forze dell’ordine, mentre dalla Regione interviene l’assessore regionale alla Sicurezza Andrea Abbamonte che punta l’indice contro l’amministrazione locale che non investe abbastanza nella lotta alla criminalità. Il ministro Amato oggi fornisce le cifre ufficiali della prima parte del piano speciale per Napoli.
Giuliano Amato torna oggi a Napoli, con il viceministro Marco Minniti, a poco più di un mese dalla firma del piano per la Sicurezza. In attesa del primo bilancio, è già chiaro il segnale: il ministro dell'Interno vuole verificare personalmente l'andamento del patto che il suo esecutivo ha fatto con il capoluogo campano. Ogni mese, dice: “Il piano che abbiamo fatto per Napoli e che potremo potenziare avrà successo solo se faremo vedere che 'a nuttata non passa' per i camorristi; perchè questi sperano che la nostra azione durerà poco e invece deve durare tanto, quanto basta a sgominare la criminalità. Per questo voglio essere ogni mese a Napoli e dare il senso di un impegno diretto e immediato”. II piano prende corpo nell'acuirsi dell'emergenza criminalità: quella che ha mortificato Napoli, a partire forse da quel tiro al bersaglio che ha colpito i turisti, la scorsa estate. “Napoli non è il Far West'', disse il responsabile del Viminale annunciando provvedimenti strutturali: l'incremento delle forze dell'ordine, con mille uomini in più per le strade; la videosorveglianza su tutto il capoluogo e l'eliminazione di zone franche e fortini della camorra. La visita del ministro dell’Interno è stata preceduta da due eventi importanti: la nomina a prefetto di Napoli del capo della Criminalpol Alessandro Pansa che accompagna stamane il rappresentante dell’esecutivo nazionale, e il grande biltz internazionale contro il traffico di droga che ha coinvolto attivamente anche le Forze dell’ordine di Napoli, impegnate, sul fronte della repressione e dell’intelligence nell’area metropolitana. http://www.denaro.it
Di Admin (del 01/08/2006 @ 00:27:48, in Varie, linkato 1338 volte)
C’ERANO anche i parenti del maggiore dell’Aeronautica Militare Marco Zedda, uscito dal coma irreversibile dopo aver respirato gas per una notte intera. E il padre di un diciottenne romano che, prossimo alla cecità per una rara malattia genetica, è improvvisamente migliorato, nell’inverno scorso, ed è tornato agli studi e a condurre una vita pressocché normale, come i suoi coetanei. E c’era pure il maresciallo capo della Guardia di Finanza, Angelo Ruggiero, la cui madre paralizzata su una sedia a rotelle è tornata inspiegabilmente a camminare. Tanti militari e civili, da Roma e da tante altre parti d’Italia, sono tornati a pregare nell’oratorio privato di Oppido Lucano (Potenza), meta di migliaia di devoti due volte l’anno, a luglio e a settembre, in occasione della festa di San Michele Arcangelo. Ma quello che si è celebrato il 9 luglio scorso, nella cappellina privata in via Cervellino 70, è stato un pellegrinaggio speciale. Perché mezzo secolo fa, il 7 luglio 1956, nel luogo oggi diventato un oratorio privato dedicato a San Michele Arcangelo, una nobildonna lucana allora poco più che trentenne, Francesca Lancellotti Zotta, ebbe nella sua casa l’apparizione dell’Arcangelo che le ordinò di lasciare la sua casa natale e di recarsi nella Capitale, dove avrebbe convertito molte anime a Dio vivendo in segregazione e in preghiera. La donna ubbidì e da allora molti militari, ma anche comuni cittadini si sono rivolte a lei, per chiedere l’intercessione di una grazia a Dio. Una lunga serie di guarigioni inspiegabili, la più clamorosa negli anni ’90 con il risveglio dal coma del tenente della Guardia di Finanza, Fabio Cerquetani, colpito da un proiettile alla testa, durante un’operazione antidroga, che gli aveva procurata la copiosa e prolungata fuoriuscita di materiale cerebrale. Cerquetani oggi vive senza nemmeno menomazioni intellettive, nonostante i medici lo avessero dato per spacciato. Tra le migliaia di fedeli, c’erano come sempre anche i militari della Guardia di Finanza. E i soci dell’Associazione nazionale Finanzieri d’Italia, il cui organo ufficiale, Fiamme Gialle, diretto dal generale di corpo d’armata, Pietro Di Marco, ha dato ampio spazio alle prodigiose guarigioni. Quest’anno da Bari è arrivata anche la Fanfara dei bersaglieri, che ha preceduto il corteo suonando l’inno di Mameli. E l’ingresso dell’oratorio è stato onorato dal picchetto della Guardia di Finanza. G. M. C. http://www.iltempo.it
Di Admin (del 14/06/2006 @ 14:06:00, in Varie, linkato 9228 volte)
ENTRO l'estate, il «Tutor» — il sistema di controllo della velocità media sviluppato da Autostrade per l'Italia e gestito dalla polizia stradale — verrà esteso alla A14, tra Pescara e Cerignola in entrambe le direzioni (210 km) e sull'A26 in direzione sud tra Ovada e la diramazione A26/A27 (30 km). È uno dei punti concordati nell'ultima riunione della Consulta per la sicurezza, istituita da Autostrade per l'Italia in collaborazione con Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Queste le altre iniziative presentate. Pannelli a messaggio variabile - Da venerdì prossimo, su richiesta delle associazioni dei consumatori, verrà esposto sui pannelli a messaggio variabile del tratto Roma-Napoli un messaggio che scandirà, come monito, il numero dei morti registrato da inizio anno su quel tratto di strada, accompagnato da un invito a guidare con prudenza. Sicurezza stradale - Realizzato in collaborazione con Anas, Polizia Stradale e associazioni dei consumatori, verrà distribuito a breve in circa 5 milioni di copie attraverso settimanali e riviste di settore. L'obiettivo è quello di sfatare i luoghi comuni che spesso orientano in modo errato i comportamenti di guida e di rendere gli automobilisti consapevoli su quelli che sono gli errori più frequenti e i reali pericoli al volante. http://www.iltempo.it
Sicurezza sulle autostrade: scende in campo "Tutor"
Si chiama Tutor il nuovo sistema permanente di rilevamento automatico della velocità media che renderà più sicuri i nostri spostamenti in autostrada.
Ideato, progettato e realizzato da Autostrade per l'Italia S.p.A. e dato in gestione alla Polizia Stradale, Tutor è composto di sensori e telecamere in grado di monitorare la totalità del traffico che transita in un tratto autostradale, di lunghezza variabile tra 10 e 25 Km, nelle più avverse condizioni atmosferiche (pioggia, nebbia, ecc.), che normalmente rendono difficoltoso l'uso delle apparecchiature mobili.
Dal 23 dicembre 2005 il sistema è operativo su 4 tratti autostradali segnalati da appositi cartelli: sulla A4 Milano - Brescia (nei tratti tra Grumello e Seriate in direzione Venezia e tra Ospitaletto e Rovato in direzione Milano); sulla A13 Bologna - Padova (tra Occhiobello e Ferrara nord) e sulla A14 Adriatica (tra Forlì e Cesena nord). Entro il 2006, però, è prevista l'installazione di ulteriori 50 punti di rilevamento della velocità media in altrettante tratte individuate in base al numero d'incidenti verificatisi.
Primo sistema in Italia ad aver ottenuto l'omologazione dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dopo l'entrata in vigore della norma che ha consentito il controllo ed il sanzionamento automatico delle violazioni dei limiti di velocità, Tutor vuole essere un deterrente per chi spinge troppo sull'acceleratore per lunghi tratti mettendo così a rischio la vita propria e degli altri. La velocità è infatti la causa di oltre il 60 per cento degli incidenti mortali sulla rete autostradale.
"Ci auguriamo che il sistema possa contribuire a ridurre ulteriormente il tasso di mortalità sulla nostra rete, che si è già dimezzato negli ultimi 5 anni grazie al forte impegno di Autostrade per l'Italia S.p.A. sul fronte della sicurezza" ha detto Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società, nel corso della presentazione del nuovo rilevatore.
Tutor è stato progettato e realizzato nel rispetto delle più severe norme sulla tutela della privacy e sicurezza informatica. Il sistema, infatti, elimina immediatamente i dati relativi ai veicoli che hanno rispettato i limiti di velocità. Ogni stazione di rilevamento è composta di due sezioni, di start e di stop, che misurano la velocità media di ogni veicolo e ne rilevano contemporaneamente anche ora di transito, targa e tipo. Un sistema informatico centrale effettua poi gli abbinamenti e calcola la velocità media di ogni veicolo. Per quelli che superano i limiti di velocità si procede con la verifica dell'accertamento da parte di un operatore e quindi, in modalità del tutto automatica, con l'acquisizione dei dati del proprietario e la conseguente stampa e notifica del verbale d'infrazione. fonte:www.carabinieri.it